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lunedì 23 gennaio 2012

Iran, deciso l'embargo La Uss Lincoln sfila nello stretto di Hormuz

Solo un'operazione navale già prevista. Gli Usa commentano così l'ingresso della portaerei statunitense Abraham Lincoln nello stretto di Hormuz, negando che il passaggio della nave nel Golfo Persico sia stato un atto dimostrativo nei confronti dell'Iran. A specificare la natura della missione il comandante Amy Derrick-Frost, portavoce della quinta flotta, di stanza in Bahrain.

L'ingresso della Lincoln nel Golfo, secondo il comandante, avrebbe avuto l'unico scopo di portare a termine operazioni di sicurezza marittime che erano già previste. Non avrebbe nulla a che fare, quindi, con le relazioni piuttosto tese tra Washington e Teheran. Le navi americane non sono nuove a operazioni nel Golfo. È però vero che a dicembre, quando la Uss John Stennis aveva lasciato la zona, Teheran aveva ammonito gli Stati Uniti di non navigare più in quell'area. Ad ogni modo, l'Iran ha fatto sapere di considerare normali le operazioni americane, non negando però di recente di essere pronti a usare la forza militare per chiudere lo stretto, se venissero approvate nuove sanzioni economiche nei confronti del Paese.
L'embargo petrolifero per ottenere la cessazione del piano di proliferazione nucleare iraniano ci sarà. A confermarlo anche il ministro degli esteri Giulio Terzi, secondo il quale "le prospettive sono positive". L'embargo, secondo una fonte di France Press, sarà però graduale, anche se volto a ostacolare in ogni modo possibile  i pagamenti da parte di soggetti iraniani di prodotti acquistati da aziende europee, con la sterilizzazione dei rapporti con la Bce.
Nel nuovo provvedimento che colpirà l'Iran - hanno dichirato autorità britanniche ed europee - non sarà compreso lo sfruttamento di gas naturale, che vede coinvolta l’azienda petrolifera iraniana Naftiran Intertrade. A sottolinearlo è il Wall Street Journal, che precisa che il progetto è considerato fondamentale per la riduzione della dipendenza energetica dalla Russia, nella convinzione che le sanzioni debbano "infliggere il massimo della sofferenza economica agli iraniani senza consentire alla Russia di tenere ostaggio l’Europa orientale per le forniture energetiche".

lunedì 16 gennaio 2012

Iran: Teheran avverte i vicini del Golfo, nessun aumento di produzione di petrolio

I paesi del sono avvertiti: nessun aumento di produzione di greggio per compensare eventuali perdite delle esportazioni iraniane. Questo il messaggio lanciato dalle autorità iraniane, riferisce l’agenzia stampa ufficiale Irna.
Una nuova tornata di sanzioni statunitensi, approvata lo scorso mese contro la Banca centrale della Repubblica islamica d’Iran, renderà più difficili le esportazioni iraniane di petrolio. E questo nonostante la decisione degli Stati Uniti di ritardare di sei mesi l’applicazione delle sanzioni. L’Unione Europea ()  ha intanto deciso, in linea di principio, di bloccare le importazioni di greggio dall’Iran, ma non si esclude la possibilità di dichiarare l’embargo entro la fine della prossima settimana.
Le nuove sanzioni causeranno inevitabilmente un deficit nei mercati mondiali: l’Iran è il secondo maggiore produttore di petrolio dell’ (Organization of the petroleum exporting countries), dietro l’ e produce circa 2,5 milioni di barili al giorno.
Ali al-Naimi, ministro del Petrolio dell’Arabia Saudita, ha dichiarato sabato che il suo “paese avrebbe compensato eventuali perdite iraniane causate dall’embargo”. Immediata la risposta di : “Non tollereremo aumenti di produzione di greggio da parte dei paesi del Golfo”, parlando di “conseguenze” – non specificate – per quanti non si atterranno all’“invito”.
“Non riteniamo che tali azioni siano ‘amichevoli’”, ha affermato Mohammad Ali Khatibi, inviato iraniano all’Opec. “Se le nazioni produttrici di petrolio del Golfo Persico decidessero di compensare il greggio dell’Iran, allora saranno ritenute responsabili di qualunque cosa accada”. Alain Juppé, ministro degli Affari Esteri francese, aveva detto all’inizio della scorsa settimana che “altri paesi” avevano accettato d’incrementare la produzione al fine di mantenere stabili i prezzi del petrolio.
Teheran ha più volte minacciato di chiudere lo Stretto di , da cui transita il 40% del petrolio mondiale, qualora venissero ufficializzate le nuove sanzioni. Il capo delle forze armate nordamericane, il generale Martin Dempsey, ha definito recentemente una “linea rossa”, superata la quale “l’opzione militare statunitense diverrà subito azione”.
Ramin Mehmanparast, portavoce del ministero degli Affari Esteri iraniano, sostiene che l’embargo fa “parte di un piano orchestrato dagli Stati Uniti per eliminare i rivali economici nel mondo”.

domenica 15 gennaio 2012

Cos'è l' Inflazione ?

L'inflazione non è altro dell'aumento dei prezzi. Annualmente si sente dire che l'inflazione aumenta, scopriamo il perchè.

Esistono tre modi per far aumentare l'inflazione:

1) Inflazione da domanda; tutti vogliono un bene quindi chi lo vende può aumentare il prezzo. Questa è la meno pericolosa perchè se aumenta la domanda di un bene comunque l'economia sta andando bene.


2) Inflazione da costi, quando i prezzi aumentano perchè aumentano i costi, esempio, l'aumento del petrolio. Questa è la più pericolosa perchè se l'economia non segue il passo dell'inflazione si rischia una contrazione dei consumi.

3) Inflazione da imposte, esempio quando lo stato aumenta l' IVA. Meno pericolosa dell' inflazione da costi am comunque rischia una contrazione dei consumi.

lunedì 9 gennaio 2012

Le tensioni con Iran diminuiscono e il petrolio scende

Il petrolio sta scendendo con direzione 100 dollari al barile grazie all'affievolimento delle tensioni tra Iran e l'occidente. Eni, che oggi sta spopolando in borsa ha avviato una campagna esplorativa alla ricerca di nuovi pozzi dopo essere riuscita a farsi firmare l'accordo con l'Iran che prevede che quest'ultimo saldera il debito di 2 miliardi di euro con il colosso petrolifero Italiano. Comunque il prezzo del barile resta in mano all'andazzo delle relazioni tra iran e occidente. Come si è visto bastavano i timori sulla chiusira dello stretto di Hormuz per far schizzare il prezzo del greggio a quota 103 dollari.

venerdì 6 gennaio 2012

Unione Europea minaccia l' Iran di embargo del petrolio

L'Ue ha minacciato un embargo sul petrolio iraniano, che danneggerebbe gli interessi dei consumatori del Vecchio Continente, secondo Mohammad Ali Khatibi, governatore dell'Iran in seno all'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec).

 

L'embargo "metterebbe ad alto rischio la sicurezza della fornitura" di greggio. "Questo è un gioco molto pericoloso", ha spiegato Khatibi, sottolineando che l'Unione europea non ha ancora fatto nessun annuncio ufficiale sull'argomento.

L'Iran da parte sua ha detto di non essere preoccupato dalla prospettiva dell'embargo petrolifero che l'Ue si appresta ad approvare. Ad affermarlo è stato il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi. "L'Iran è sempre stato pronto a rispondere ad azioni ostili di questo tipo, le sanzioni non ci preoccupano in alcun modo", ha sottolineato Saleh. "Abbiamo già preso le nostre misure", ha spiegato, "negli ultimi 32 anni abbiamo resistito a molte tempesta, sopravviveremo anche a questo".


martedì 3 gennaio 2012

Stati Uniti contro Iran, tra i due litiganti il petrolio gode

I recenti attriti tra Stati uniti e Iran che sono sfociati con la minaccia di chiusura dello stretto di Hormuz, dove passa quasi un sesto del petrolio mondiale, hanno fatto iniziare una corsa al greggio che ha fatto salire il prezzo del petrolio da 98.50 a quasi 103 dollari. Come avevo detto in un post precedente ora la gente vede un inasprimento dei rapporti tra USA e Iran come una vera realtà, lo dimostrano gli acquisti straordinari di petrolio in vista di una possibile chiusura dello stretto e quindi di un aumento della domanda mondiale di petrolio. Per coprire quell'un sesto di petrolio mancante, la domanda aumenterebbe in maniera così alta che il greggio potrebbe toccare valori vicini ai picchi del 2007/2008, ma per mantenerci bassi io dico che raggiungerebbe anche i 120 dollari al barile.
E' certo che se l'attrito si trasforma in guerra  il prezzo del petrolio nn sarà la prima cosa di cui preoccuparsi.

lunedì 2 gennaio 2012

2012 : Anno di una possibile ricrescita economica o ancora un anno di dubbi ?


Nel 2011 l'economia degli stati occidentali ha vissuto alcune dei momenti più brutti dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008. Le economie europee e quella americana sono state oggetto di tutti i principali fatti economici. In Europa la protagonista, soprattutto nella seconda metà del 2011, è stata proprio l'Italia. Il nostro paese è il più a rischio default dopo la Grecia e per evitare che succedesse lo stesso il governo ha iniziato da luglio a preparare la famosa manovra finanziaria che doveva salvare l'Italia dagli attacchi speculativi.



Dall'altra parte dell'oceano e sempre nel periodo di luglio gli Stati Uniti hanno rischiato il default, ma alzando il tetto del debito (la quantità massima di indebitamento) hanno evitato il crollo. Il 2011 è anche stato l'anno del cambiamento del governo Italiano, la fine Berlusconismo con l'entrata in scena del governo tecnico che, come abbiamo visto, ha fatto più cose in 2 mesi che gli altri in 20 anni.
La manovra finanziara andava fatta, senza discussioni; è una bella mazzata, ma a dirla tutta sono dei provvedimenti che dovevano essere diluiti in 20 anni, ma dato che la politica fino ad ora ha fatto i suoi porci comodi, e il tempo è quello che è, la manovra è stata fatta tutta insieme.


Ora, nel 2012, è possibile che l'economia veda un momento positivo, dato che i paesi stanno finalmente attuando le direttive europee sulla rigidità dei conti pubblici. Una volta messi in sicurezza i propri conti, inizieranno le manovre per la crescita (la fase 2 del governo Italiano).

Con un indice FTSE-Mib che ha visto un crollo di 10000 punti dall'inizio dell'anno 2011, la situazione, vista con l'occhio di un investitore straniero, è molto interessante. Lo stato ha messo in sicurezza i conti, e ora provvederà alla crescita economica, quindi l'investitore vedendo in indice Mib che ha toccato il minimo storico di circa 13000 punti penserà " l'italia ora è sicura, se investo adesso avrò un alto rendimento, (i titoli italiani ora rendono circa il 7%) tanto ormai non può andare più giù di quando andava prima della manovra, è un ottimo investimento" ( Almeno io la vedo così ).
Il cambio Euro-Dollaro è tornato ai livelli di inizio 2011, 1.2950 è un punto di minimo molto solido, ma un cambio così basso potrà favorire le esportazioni (più potere di acquisto delle monete estere sulla merce europea), quindi maggiori entrate commerciali per gli stati. Gli altri paesi europei per evitare di raggiungere di indebitamento elevati come in Italia già stanno adottando manovre difensive per i conti. In sostanza si può dire che il peggio è passato, almeno in Europa.

I dubbi vengono dall'economia americana sempre più indebitata e su una possibile crisi petrolifera derivata dagli attriti degli Stati Uniti con l'Iran, se non si risolveranno l'Iran ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz, dove passa 1/6 del petrolio globale. Nel caso succedesse si rischierebbe un innalzamento esagerato del costo del petrolio, dato che aumenterebbe la domanda mondiale, e sappiamo tutti che se il petrolio sale, sale anche tutto il resto, vedendo diminuire ancora il nostro potere di acquisto.
Quindi il 2012 è l'anno della possibile ripartenza europea, ma anche l'America ora deve far vedere che può fronteggiare la crisi.