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martedì 15 maggio 2012

Questione Grecia, le ragioni della Germania e la Francia

La crisi della Grecia ormai è una delle nostre maggiori compagne su ogni quotidiano e spesso in prima pagina, tutti gli stati europei che non vogliono che la Grecia dichiari bancarotta e nel frattempo per evitare che questo accada fanno stringere la cinta ancora di più ai poveri greci.

Ma le vere ragioni non stanno nell'etica o in qualcosa che rispecchi la bontà dell'animo umano verso il paese del    souvlaki; semplicemente la Germania come la Francia e anche l'Italia (ma decisamente meno) sono esposti nel debito greco per decine di miliardi di euro e se la Grecia dichiarasse default i colossi europei si ritroverebbero con una perdita secca in bilancio; facendo una somma media; per almeno 200 miliardi di euro, dei quali 80 solo tra Francia e Germania. 

Qui sotto vi riporto una breve illustrazione della distribuzione del debito in europa tra i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, grecia, Spagna):


lunedì 6 febbraio 2012

Quando la politica uccide l'economia

L'economia è una macchina delicata che basta un niente ed inizia ad intopparsi, oggi l'economia a rischio è quella europea che sta vedendo il problema Grecia intopparsi sempre di più.

I partiti dell'opposizione greca continuano a dire di no all'austerity imposta dal governo attuale e dalla BCE, la loro continua demagogia sarà la causa del crollo Greco se il governo si lascia influenzare; purtroppo l'austerity è necessaria per salvare la Grecia e l'Europa; il default arrecherebbe un danno estremamente più grave rispetto alle misure di ferro imposte dal governo; ma la politica è troppo abituata a fare spettacolo e non capisce che la situazione è grave e non è momento di fare scenate.

Fortunatamente noi in Italia non l'abbiamo capito e da quando la politica della televisione si è fatta da parte il nostro paese ha iniziato a risollevarsi.

In Francia e in Germania le prossime elezioni annebbiano il giudizio dei capi di stato che ora pensano al loro elettorato e non al bene comune della società e dell'europa.

Sono questi i fattori che incidono negativamente sui mercati finanziari e sull'euro; mercati finanziari che vogliono tornare in positivo ma che vengono tenuti al guinzaglio.

venerdì 13 gennaio 2012

Standard & Poor faranno un downgrade alla Francia

L'agenzia di rating ha fatto sapere che effettuerà il downgrade della Francia facendole perdere la tripla A.

Questo ha fatto collassare le borse europee che hanno visto annullare i propri guadagni della mattinata e andando a perdere circa l' 1 %. Anche il cambio euro - dollar ha visto un brusco calo dell'euro che adesso è scambiato a 1,2666 dollari. 

La Francia ha visto salire lo spread con i titoli tedeschi a 135 punti.

lunedì 2 gennaio 2012

2012 : Anno di una possibile ricrescita economica o ancora un anno di dubbi ?


Nel 2011 l'economia degli stati occidentali ha vissuto alcune dei momenti più brutti dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008. Le economie europee e quella americana sono state oggetto di tutti i principali fatti economici. In Europa la protagonista, soprattutto nella seconda metà del 2011, è stata proprio l'Italia. Il nostro paese è il più a rischio default dopo la Grecia e per evitare che succedesse lo stesso il governo ha iniziato da luglio a preparare la famosa manovra finanziaria che doveva salvare l'Italia dagli attacchi speculativi.



Dall'altra parte dell'oceano e sempre nel periodo di luglio gli Stati Uniti hanno rischiato il default, ma alzando il tetto del debito (la quantità massima di indebitamento) hanno evitato il crollo. Il 2011 è anche stato l'anno del cambiamento del governo Italiano, la fine Berlusconismo con l'entrata in scena del governo tecnico che, come abbiamo visto, ha fatto più cose in 2 mesi che gli altri in 20 anni.
La manovra finanziara andava fatta, senza discussioni; è una bella mazzata, ma a dirla tutta sono dei provvedimenti che dovevano essere diluiti in 20 anni, ma dato che la politica fino ad ora ha fatto i suoi porci comodi, e il tempo è quello che è, la manovra è stata fatta tutta insieme.


Ora, nel 2012, è possibile che l'economia veda un momento positivo, dato che i paesi stanno finalmente attuando le direttive europee sulla rigidità dei conti pubblici. Una volta messi in sicurezza i propri conti, inizieranno le manovre per la crescita (la fase 2 del governo Italiano).

Con un indice FTSE-Mib che ha visto un crollo di 10000 punti dall'inizio dell'anno 2011, la situazione, vista con l'occhio di un investitore straniero, è molto interessante. Lo stato ha messo in sicurezza i conti, e ora provvederà alla crescita economica, quindi l'investitore vedendo in indice Mib che ha toccato il minimo storico di circa 13000 punti penserà " l'italia ora è sicura, se investo adesso avrò un alto rendimento, (i titoli italiani ora rendono circa il 7%) tanto ormai non può andare più giù di quando andava prima della manovra, è un ottimo investimento" ( Almeno io la vedo così ).
Il cambio Euro-Dollaro è tornato ai livelli di inizio 2011, 1.2950 è un punto di minimo molto solido, ma un cambio così basso potrà favorire le esportazioni (più potere di acquisto delle monete estere sulla merce europea), quindi maggiori entrate commerciali per gli stati. Gli altri paesi europei per evitare di raggiungere di indebitamento elevati come in Italia già stanno adottando manovre difensive per i conti. In sostanza si può dire che il peggio è passato, almeno in Europa.

I dubbi vengono dall'economia americana sempre più indebitata e su una possibile crisi petrolifera derivata dagli attriti degli Stati Uniti con l'Iran, se non si risolveranno l'Iran ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz, dove passa 1/6 del petrolio globale. Nel caso succedesse si rischierebbe un innalzamento esagerato del costo del petrolio, dato che aumenterebbe la domanda mondiale, e sappiamo tutti che se il petrolio sale, sale anche tutto il resto, vedendo diminuire ancora il nostro potere di acquisto.
Quindi il 2012 è l'anno della possibile ripartenza europea, ma anche l'America ora deve far vedere che può fronteggiare la crisi.