Per chi campava sulla speculazione sulla Grecia è il momento di cambiare lavoro, sono scattati i pagamenti dei credit default swap da parte dell' International Swaps and Derivatives Association. Adesso è il momento di cominciare a pensare alla ripresa economica di un paese devastato che si ritrova il 21% di disoccupazione e un PIL in calo del 7,5%.
Come si dice in alcuni casi "peggio di così non si può andare", e per alcuni investitori completamente drogati del rischio potrebbe anche essere un ottimo momento per investire; ma io starei attento e rimarrei alla finestra almeno fino a quando il riassetto del debito greco non sia finito per portarlo alla predisposizione che lo farà arrivare al 120% del PIL entro vent'anni; solo quando l'europa avrà finito la terapia d'urto, solo allora, sarà consigliabile tornare a guardare la Grecia per il proprio portafoglio titoli.
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domenica 11 marzo 2012
martedì 7 febbraio 2012
Rally dell'euro, corsa o rincorsa?
Oggi l'euro ha distrutto quota 1,32 e ora si assesta si 1,3265. Oggi si diceva che la Grecia entro giovedì o sistemerà la faccenda della manovra d'austerity o dovrà prepararsi a un molto più possibile default.
E' possibile che l'euro sta facendo questo rally perchè la Grecia si pensa che uscirà salva dalla questione; ma se invece i market mover vogliono un euro forte solo per poter shortare meglio quando scoppierà la bomba dell'insolvenza greca?.....Sarebbe un bel problema...
lunedì 6 febbraio 2012
Quando la politica uccide l'economia
L'economia è una macchina delicata che basta un niente ed inizia ad intopparsi, oggi l'economia a rischio è quella europea che sta vedendo il problema Grecia intopparsi sempre di più.
I partiti dell'opposizione greca continuano a dire di no all'austerity imposta dal governo attuale e dalla BCE, la loro continua demagogia sarà la causa del crollo Greco se il governo si lascia influenzare; purtroppo l'austerity è necessaria per salvare la Grecia e l'Europa; il default arrecherebbe un danno estremamente più grave rispetto alle misure di ferro imposte dal governo; ma la politica è troppo abituata a fare spettacolo e non capisce che la situazione è grave e non è momento di fare scenate.
Fortunatamente noi in Italia non l'abbiamo capito e da quando la politica della televisione si è fatta da parte il nostro paese ha iniziato a risollevarsi.
In Francia e in Germania le prossime elezioni annebbiano il giudizio dei capi di stato che ora pensano al loro elettorato e non al bene comune della società e dell'europa.
Sono questi i fattori che incidono negativamente sui mercati finanziari e sull'euro; mercati finanziari che vogliono tornare in positivo ma che vengono tenuti al guinzaglio.
I partiti dell'opposizione greca continuano a dire di no all'austerity imposta dal governo attuale e dalla BCE, la loro continua demagogia sarà la causa del crollo Greco se il governo si lascia influenzare; purtroppo l'austerity è necessaria per salvare la Grecia e l'Europa; il default arrecherebbe un danno estremamente più grave rispetto alle misure di ferro imposte dal governo; ma la politica è troppo abituata a fare spettacolo e non capisce che la situazione è grave e non è momento di fare scenate.
Fortunatamente noi in Italia non l'abbiamo capito e da quando la politica della televisione si è fatta da parte il nostro paese ha iniziato a risollevarsi.
In Francia e in Germania le prossime elezioni annebbiano il giudizio dei capi di stato che ora pensano al loro elettorato e non al bene comune della società e dell'europa.
Sono questi i fattori che incidono negativamente sui mercati finanziari e sull'euro; mercati finanziari che vogliono tornare in positivo ma che vengono tenuti al guinzaglio.
sabato 4 febbraio 2012
Il gelo in Europa potrebbe far schizzare la domanda di materie prime
Tutte le materie prime potrebbero vedere i loro prezzi aumentare data la grande quantità di domanda degli ultimi giorni causata dall'eccezionale gelo che ha colpito il vecchio continente.
Dal petrolio al caffè, dal gas allo zucchero, l'energia servirà per riscaldare l'europa ghiacciata e i campi delle materie prime da agricoltura saranno stati danneggiati aumentando il prezzo dei prodotti che si sono salvati.
giovedì 2 febbraio 2012
Si parla sempre di Eurobond
L'Eurobond è un titolo di debito pubblico emessi in comune dai paesi della zona euro, titoli per i quali la responsabilità dei paesi è congiunta.
Si tratta di un'idea di Jacques Delors rilanciata nel dicembre 2010 dell'allora ministro italiano dell'Economia, Giulio Tremonti, e dal premier lussemburghese Jean Claude Juncker favorevoli alla creazione de un'agenzia europea del debito e all'emissione di dbito comune fino al 40% del Prodotto interno lordo europeo.
Gli Eurobond potrebbero creare un mercato più ampio e più liquido rispetto a quello delle obbligazioni nazionali. Un ulteriore vantaggio dei bond europei sarebbe il risk pooling, ossia la trasformazione dei rischi individuali in frazioni di rischio collettivo.
A emettere i titoli di debito europei potrebbe essere chiamato l'Esfs, il fondo salva-Stati potenziato dall' Eurogruppo, per finanziarsi sui mercati e spegnere futuri incendi nella foresta dei debiti sovrani.
Si tratta di un'idea di Jacques Delors rilanciata nel dicembre 2010 dell'allora ministro italiano dell'Economia, Giulio Tremonti, e dal premier lussemburghese Jean Claude Juncker favorevoli alla creazione de un'agenzia europea del debito e all'emissione di dbito comune fino al 40% del Prodotto interno lordo europeo.
Gli Eurobond potrebbero creare un mercato più ampio e più liquido rispetto a quello delle obbligazioni nazionali. Un ulteriore vantaggio dei bond europei sarebbe il risk pooling, ossia la trasformazione dei rischi individuali in frazioni di rischio collettivo.
A emettere i titoli di debito europei potrebbe essere chiamato l'Esfs, il fondo salva-Stati potenziato dall' Eurogruppo, per finanziarsi sui mercati e spegnere futuri incendi nella foresta dei debiti sovrani.
lunedì 23 gennaio 2012
Grecia: accordo sul debito sospeso. Europa in pericolo?
La settimana di colloqui che il governo greco ha intrattenuto con alcuni creditori privati per risolvere la crisi del dibito nazionale si è risolta in un nulla di fatto. L’incontro di sabato fra i rappresentanti del governo e quelli dell’Istituto Internazionale di Finanza, il maggior gruppo creditizio per un nuovo prestito alla Grecia, non ha raggiunto un accordo.
L’impasse che ha bloccato le trattative per il risanamento del debito pubblico greco riflette quanto difficile e complessa sia il tentativo in corso di ridurre di 100 miliardi gli attuali 350 miliardi di euro del debito greco. Interessi e intenzioni contrastanti fra i diversi attori in gioco pesano ancora fortemente sulla possibilità di un accordo.
Le linee guida di un compromesso sul debito greco sono chiare: i creditori di Atene, in possesso di circa 200 miliardi di euro in bond greci, verranno pregati di scambiare i bond acquistati con altri dal valore dimezzato. Dal canto loro, i paesi europei concederanno alla Grecia circa 30 miliardi di euro che Atene destinerà ai creditori. L’obiettivo è, ad oggi, quello di trasferire entro il 2014 il debito greco dal settore privato ai paesi dell’eurozona.
La Grecia è, ad oggi, l’anello debole del vecchio continente e non c’è dubbio che una risoluzione del debito pubblico greco potrebbe sicuramente portare a una maggiore sicurezza in tutta l’eurozona. La scadenza a cui Atene guarda con preoccupazione è quella del 20 marzo prossimo: data ultima fissata per il pagamento di un debito di 14, 4 miliardi di euro.Qualora la Grecia non riuscisse a saldare il conto entro la prossima scadenza sarebbe assolutamente necessario riuscire a stringere un accordo con il settore privato e, allo stesso tempo, ottenere un nuovo pacchetto di aiuti da parte dei paesi europei così detti "rescuers", con la Germania in prima fila. Anche nuovi aiuti europei non sono però facili da ottenere, dal momento che bisogna tenere presente che i governi europei devono comunque affrontare una situazione politica interna che è caratterizzata dalla irrequietezza dei parlamenti nazionali.
In merito ai negoziati sullo swap del debito greco, Charles Dallara, presidente dell’Isituto Internazionale di Finanza e rappresentante dei creditori di Atene, ha dichiarato che l’offerta massima ricevibile è già stata presentata e quindi ora è compito del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea decidere se accettarla o meno. Da parte sua, il FMI sostiene che, al di là dell’accordo che verrà raggiunto, è necessario portare il debito greco al 120% del Pil entro il 2020, rispetto a una percentuale corrente del 160%.
E’ certo che la situazione greca sarà al centro del meeting europeo previsto per oggi a Bruxelles fra i ministri europei della Finanza. Ciò che da più parti ci si augura è che il nuovo patto europeo di ristrutturazione del debito venga messo a punto prima del prossimo meeting fra i ministri dell’eurozona previsto il 30 gennaio prossimo. La situazione dell’eurozona è tutt’altro che risolta e le istituzioni politiche dell’UE avranno ancora da fare molti sforzi prima che si possa arrivare a un quadro più stabile.
domenica 22 gennaio 2012
Euro torna a scendere sotto 1,29
Non appena si è aperta la seduta di borsa in Asia si è visto l'euro cedere contro le sue avversarie, il flusso di buone notizie ha fatto da leva per un rintracciamento tecnico che ci stava tutto, ma, almeno per ora, l'economia americana e delle altre valute rivali è più forte, l' Euro zona è ancora in piena crisi e finché non si vareranno misure definitive l'euro sarà destinato a essere messo in secondo piano.
Un momento dove l'euro probabilmente vedrà di nuovo un poco di ossigeno sarà quando la BCE ufficializzerà il piano di altri 1000 miliardi di euro.
Un momento dove l'euro probabilmente vedrà di nuovo un poco di ossigeno sarà quando la BCE ufficializzerà il piano di altri 1000 miliardi di euro.
BCE immetterà liquidità per 1000 miliardi sul mercato.
Mario Draghi rianima il Toro. Dal 21 dicembre scorso, quando la Bce ha prestato a tassi dell’1% liquidità a tre anni alle banche europee per l’intero ammontare da loro richiesto, Piazza Affari è salita del 5%, mentre lo spread fra Btp e Bund decennali è sceso da 500 a 432 punti base.
La mossa della Bce è anche riuscita a sterilizzare gli effetti del taglio del rating del debito sovrano italiano da A a BBB+ annunciato venerdì 13 gennaio da Standard & Poor’s. I mercati cominciano quindi a realizzare che Draghi ha aperto i rubinetti della liquidità sull’esempio della Federal Reserve che tre anni fa, dopo il fallimento di Lehman Brothers, varò una manovra di espansione monetaria da 1.700 miliardi di dollari.
Come ha sottolineato Morgan Stanley, dopo la nuova operazione di rifinanziamento a tre anni che si terrà a febbraio «il sostegno della Bce al sistema bancario europeo a febbraio supererà i 1.000 miliardi contro gli attuali 700 miliardi». Un fiume di liquidità di cui beneficeranno titoli di Stato e azioni. A partire proprio dai Btp. «Le banche italiane saranno più incentivate ad acquistare i titoli governativi domestici dopo la nuova asta della Bce perché lo spettro dell’Eba è stato allontanato», sottolineano gli analisti dell’investment bank.
La mossa della Bce è anche riuscita a sterilizzare gli effetti del taglio del rating del debito sovrano italiano da A a BBB+ annunciato venerdì 13 gennaio da Standard & Poor’s. I mercati cominciano quindi a realizzare che Draghi ha aperto i rubinetti della liquidità sull’esempio della Federal Reserve che tre anni fa, dopo il fallimento di Lehman Brothers, varò una manovra di espansione monetaria da 1.700 miliardi di dollari.
Come ha sottolineato Morgan Stanley, dopo la nuova operazione di rifinanziamento a tre anni che si terrà a febbraio «il sostegno della Bce al sistema bancario europeo a febbraio supererà i 1.000 miliardi contro gli attuali 700 miliardi». Un fiume di liquidità di cui beneficeranno titoli di Stato e azioni. A partire proprio dai Btp. «Le banche italiane saranno più incentivate ad acquistare i titoli governativi domestici dopo la nuova asta della Bce perché lo spettro dell’Eba è stato allontanato», sottolineano gli analisti dell’investment bank.
sabato 21 gennaio 2012
Spread in discesa e mercati azionari in risalita
E' stata una settimana importante sui mercati finanziari. Abbiamo visto scendere lo spread BTP - Bund fino a 450 punti base, il rendimento dei titoli di stato italiani è sceso sulla soglia del 5,5% trascinando le borse a un rally che ha visto protagoniste le banche; la risalita di Unicredit dal baratro e ieri MpS che è andata in contro tendenza rispetto agli altri che ha visto il 7%. L'euro è passato da 1,26 a 1,29 dollari.L'iniezione di liquidità di 500 miliardi nel settore bancario a dicembre ha iniziato a fare effetto facendo girare il denaro.
A aiutare le borse sono anche state le scelte di politiche economica che hanno visto come protagonista il premier italiano Mari Monti.
Per la prossima settimana ci si aspetta un altra settimana di forti scambi sui mercati finanziari che potranno delineare l'andamento sia degli indici azionari che dei tassi di cambio, si vedrà se la discesa dello spread continuerà o tornerà a valori sopra i 500 punti base.
martedì 17 gennaio 2012
L'europa accusa le agenzie di rating di mancata imparzialità
L' europa accusa le agenzie di rating di imparzialità e spinge per la formazione di un' agenzia di rating europea ed imparziale.
In fondo ce l'hanno tutti tranne noi..
In fondo ce l'hanno tutti tranne noi..
lunedì 16 gennaio 2012
Draghi: « Incertezza su crescita e debiti, situazione gravissima. Meno dipendenza dalle agenzie di rating »
«Siamo in una situazione gravissima». Il presidente della Bce Mario Draghi, nelle vesti di presidente dell'autorità europea per i rischi sistemici, non nasconde i suoi timori sulla crisi dell'Eurozona in audizione davanti alla commissione economico-finanziaria dell'Europarlamento. «Quando il mio predecessore Jean-Claude Trichet si è rivolto a questa commissione a ottobre - ha ricordato Draghi nel suo intervento a Strasburgo - ha detto che questa crisi aveva raggiunto dimensioni sistemica. Da allora è peggiorata, la situazione è molto grave e non dobbiamo assolutamente nasconderlo».L'austerity si farà sentire sull'economia
Il presidente della Bce sottolinea come «negli ultimi mesi del 2011 la situazione di incertezza dei debiti sovrani (recentemente certificata dall'ondata di declassamenti da parte di S&P), insieme con le prospettive di crescita stagnante, hanno portato a distorsioni gravi dell'economia reale». Le misure di austerità varate dai governi europei comporteranno una contrazione «nel breve termine».
Il presidente della Bce sottolinea come «negli ultimi mesi del 2011 la situazione di incertezza dei debiti sovrani (recentemente certificata dall'ondata di declassamenti da parte di S&P), insieme con le prospettive di crescita stagnante, hanno portato a distorsioni gravi dell'economia reale». Le misure di austerità varate dai governi europei comporteranno una contrazione «nel breve termine».
Attenzione alla crescita
Tuttavia non ci sono alternative al consolidamento di bilancio secondo il presidente della Banca centrale europea. Per contrastarli, Draghi auspica che i governi mettano a punto «riforme strutturali per aumentare la competitività, rafforzare la crescita e creare posti di lavoro». Insomma non solo rigore. «Non ci può essere stabilità senza crescita e non ci può essere crescita senza la sostenibilitá dei conti pubblici» ribadisce a più riprese. Nel suo intervento peraltro riconosce «gli sviluppi incoraggianti» emersi dalle politiche dei governi dell'eurozona per il consolidamento dei conti pubblici.
Tuttavia non ci sono alternative al consolidamento di bilancio secondo il presidente della Banca centrale europea. Per contrastarli, Draghi auspica che i governi mettano a punto «riforme strutturali per aumentare la competitività, rafforzare la crescita e creare posti di lavoro». Insomma non solo rigore. «Non ci può essere stabilità senza crescita e non ci può essere crescita senza la sostenibilitá dei conti pubblici» ribadisce a più riprese. Nel suo intervento peraltro riconosce «gli sviluppi incoraggianti» emersi dalle politiche dei governi dell'eurozona per il consolidamento dei conti pubblici.
Più concorrenza nel mercato del rating
«Non manca un accenno alle agenzie di rating. «Dobbiamo imparare a vivere non senza di loro, ma con loro - dice il presidente della Bce - dando un potere molto più limitato di quello che hanno attualmente». Il numero uno dell'Eurotower invoca inoltre maggiore concorrenza in un mercato, quello del rating, dominato da tre società (Moody's, S&P e Fitch ndr.). Proprio mentre S&P annuncia il declassamento del fondo salva stati Efsf. Draghi spiega inoltre che per il fondo salvastati potrebbe essere necessario «un contributo aggiuntivo da parte dei paesi a tripla A». Il presidente non sapeva che il rating dell'Efsf era effettivamente appena stato ridotto da Standard & Poor's. «Se non manterrà la tripla A - osserva rispondendo alla domanda di un deputato Ue - o presterà di meno, o lo farà a un tasso più elevato. Oppure manterrà lo stesso livello di rating e la stessa capacità di prestito, ma per questo serviranno contributi aggiuntivi da parte di paesi a tripla A».
«Non manca un accenno alle agenzie di rating. «Dobbiamo imparare a vivere non senza di loro, ma con loro - dice il presidente della Bce - dando un potere molto più limitato di quello che hanno attualmente». Il numero uno dell'Eurotower invoca inoltre maggiore concorrenza in un mercato, quello del rating, dominato da tre società (Moody's, S&P e Fitch ndr.). Proprio mentre S&P annuncia il declassamento del fondo salva stati Efsf. Draghi spiega inoltre che per il fondo salvastati potrebbe essere necessario «un contributo aggiuntivo da parte dei paesi a tripla A». Il presidente non sapeva che il rating dell'Efsf era effettivamente appena stato ridotto da Standard & Poor's. «Se non manterrà la tripla A - osserva rispondendo alla domanda di un deputato Ue - o presterà di meno, o lo farà a un tasso più elevato. Oppure manterrà lo stesso livello di rating e la stessa capacità di prestito, ma per questo serviranno contributi aggiuntivi da parte di paesi a tripla A».
Rischi per le banche dal rifinanziamento in dollari
Quanto alla situazione del settore bancario, Draghi lancia l'allarme sulle tensioni sul finanziamento in dollari che «può minare la solvibilità nell' Ue». I finanziamenti in dollari sono un fattore di rischio e potrebbero spingere «il rischio di azzardo morale» per le banche europee raccomandando ai supervisori nazionali «di monitorare da vicino il finanziamento ed i rischi di liquidità in dollari delle banche e, quando appropriato, limitare tali rischi prima che raggiungano un livello eccessivo».
Quanto alla situazione del settore bancario, Draghi lancia l'allarme sulle tensioni sul finanziamento in dollari che «può minare la solvibilità nell' Ue». I finanziamenti in dollari sono un fattore di rischio e potrebbero spingere «il rischio di azzardo morale» per le banche europee raccomandando ai supervisori nazionali «di monitorare da vicino il finanziamento ed i rischi di liquidità in dollari delle banche e, quando appropriato, limitare tali rischi prima che raggiungano un livello eccessivo».
Le banche si rafforzino con aumenti di capitale
Parlando delle raccomandazioni dell'Eba, l'autorità bancaria europea che ha imposto un rafforzamento patrimoniale al settore del credito, Draghi auspica che vengano «attuate principalmente attraverso un aumento dei livelli di capitale». Bisogna insomma evitare il rischio di «un processo disordinato ed eccessivo di deleveraging». Cioè che le banche, per rafforzare il proprio patrimonio, riducano i finanziamenti alle imprese. Un fenomeno che tuttavia sarebbe già in atto in alcune parti del sistema, come ricorda lo stesso Draghi.
Parlando delle raccomandazioni dell'Eba, l'autorità bancaria europea che ha imposto un rafforzamento patrimoniale al settore del credito, Draghi auspica che vengano «attuate principalmente attraverso un aumento dei livelli di capitale». Bisogna insomma evitare il rischio di «un processo disordinato ed eccessivo di deleveraging». Cioè che le banche, per rafforzare il proprio patrimonio, riducano i finanziamenti alle imprese. Un fenomeno che tuttavia sarebbe già in atto in alcune parti del sistema, come ricorda lo stesso Draghi.
Più liquidità al sistema con le maxi-aste Bce
Il presidente della Bce difende poi la maxi iniezione di liquidità alle banche messa in atto con le recenti aste di rifinanziamento a 36 mesi. «Siamo soddisfatti, le banche che ridepositano alla Bce la liquidità (proprio oggi i depositi hanno segnato un nuovo record ndr.) non sono sempre le stesse che l'hanno ottenuta con le nostre operazioni, in effetti c'é più liquidità in circolazione». Draghi aggiunge inoltre che è prematuro tirare delle conclusioni sull'effetto dell'operazione a sostegno della liquidità perché «deve passare del tempo perché le iniezioni di liquidità si trasferisca sul livello di credito» delle banche all'economia.
Il presidente della Bce difende poi la maxi iniezione di liquidità alle banche messa in atto con le recenti aste di rifinanziamento a 36 mesi. «Siamo soddisfatti, le banche che ridepositano alla Bce la liquidità (proprio oggi i depositi hanno segnato un nuovo record ndr.) non sono sempre le stesse che l'hanno ottenuta con le nostre operazioni, in effetti c'é più liquidità in circolazione». Draghi aggiunge inoltre che è prematuro tirare delle conclusioni sull'effetto dell'operazione a sostegno della liquidità perché «deve passare del tempo perché le iniezioni di liquidità si trasferisca sul livello di credito» delle banche all'economia.
Portogallo a rischio ristrutturazione del debito
Il rendimento dei Bond portoghesi a 10 anni ha toccato oggi il picco storico al 13,8%, in rialzo di 180 punti base rispetto alla chiusura di venerdì. In rialzo i rendimenti anche sulla curva a breve: i titoli a due anni balzano al 13,49% e i bond a tre anni al 16,8%.
Contemporaneamente il costo dei cds (credit default swap, una sorta di polizze che assicurano dal rischio di fallimento dei titoli sottostanti, in questo caso i bond emessi dal governo di Lisbona) è balzato di 60 punti base a 1.143 punti, secondo Markit (costa 1,14 milioni di dollari assicurare 10 milioni di debito emesso dal Portogallo).
Dopo il taglio di S&Poor's di venerdì il debito portoghese è considerato sotto la categoria "investment grade" all'unanimità dalle tre agenzie statunitensi (per Moody's è Ba2, per Fitch + BB+ e per S&P BB).
«Adesso il bond del Portogallo sono considerati junk (spazzatura, ndr) - spiegano alcuni analisti intervistati dalla Dow Jones - dalle tre agenzie di rating. Ciò significa che è stato rimosso da molti panieri».
Gli investitori temono adesso che il Portogallo - entrato nell'orbita dei piani di salvataggio della Bce grazie ai quali accede a finanziamenti a tassi agevolati - abbia rotto un argine e, al pari della Grecia, sia direzionato verso una procedura di ristrutturazione del debito.
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Serve un' Europa unita per superare la crisi
Gli USA si sono e si statto tutt'ora rialzando dopo la loro crisi del 2007 - 2009, perchè l' Europa non riesce a risollevarsi? Tutto sta nella difficoltà politica di attuare manovre importanti a livello europeo, chi per una cosa chi per un'altra mette dei paletti che frenano la ripresa; la Germania non vuole pagare i debiti di tutti con la sua potenza economica per esempio. Se l'europa nn riesce a trovare una stabilità politica e una coesione amggiore nn si andrà da nessuna parte e resteremo nella burrasca.
sabato 14 gennaio 2012
Europa a rischio trappola della liquidità
L' Europa è a rischio di trappola della liquidità dato che la BCE continua a emettere moneta ma questa moneta non viene utilizzata per comprare titoli privati o di stato.
" Si definisce trappola della liquidità una situazione in cui i sogg economici giudicano il livello del tasso di interesse troppo basso per indurli ad aquistare titoli, per cui sono disposti a detenere qualsiasi quantità di moneta venga loro offerta dalle autorità monetarie."
Per uscire da questa crisi la liquidità offerta dovrebbe essere utilizzata dando credito a imprese e famiglie e non rimessa in mano alla BCE sotto forma di depositi; i famosi depositi overnight di cui si parla da qualche giorno.
" Si definisce trappola della liquidità una situazione in cui i sogg economici giudicano il livello del tasso di interesse troppo basso per indurli ad aquistare titoli, per cui sono disposti a detenere qualsiasi quantità di moneta venga loro offerta dalle autorità monetarie."
Per uscire da questa crisi la liquidità offerta dovrebbe essere utilizzata dando credito a imprese e famiglie e non rimessa in mano alla BCE sotto forma di depositi; i famosi depositi overnight di cui si parla da qualche giorno.
giovedì 12 gennaio 2012
Tasso d'interesse e valore delle valute
Voglio spiegare qual'è il collegamento tra il tasso d'interesse dettato dalle banche centrali dei paesi e il valore delle valute degli stessi.In europa a gestire il denaro, quindi l'emissione di moneta, è la Banca Centrale Europea conosciuta anche come BCE in Italia e ECB all'estero (European Central Bank); ed è questo istituto finanziario, governato ora dal nostro connazionale Mario Draghi, a dettale la politica economica europea alzando o diminuendo il tasso d'interesse.
Che cos'è il tasso d'interesse e che succede quando si alza o si abbassa?
Il tasso d'interesse è il costo del denaro. Se il tasso si alza vuol dire che il denaro costa di più e quindi si da al mercato un segnale che viene interpretato come un rafforzamento del valore della moneta, derivato magari da un miglioramento delle economie interne europee; quindi se il valore della moneta aumenta ovviemente gli intestitori acquisteranno euro, questo fa presumere che negli scambi di valute, l'euro, vedrà incrementare il suo valore nei confronti delle avversarie.
Nel caso il tasso d'interesse scende vuol dire che l'economia sta rallentando e che occorre emettere più moneta, per farlo appunto si abbassa il tasso d'interesse per evitare costi del denaro troppo onerosi. Il mercato ovviamente prende questo segnare come una perdita di valore della moneta e gli intestitori correranno al riparo acquistando valute straniere.
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venerdì 6 gennaio 2012
Unione Europea minaccia l' Iran di embargo del petrolio
L'Ue ha minacciato un embargo sul petrolio iraniano, che danneggerebbe gli interessi dei consumatori del Vecchio Continente, secondo Mohammad Ali Khatibi, governatore dell'Iran in seno all'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec).L'embargo "metterebbe ad alto rischio la sicurezza della fornitura" di greggio. "Questo è un gioco molto pericoloso", ha spiegato Khatibi, sottolineando che l'Unione europea non ha ancora fatto nessun annuncio ufficiale sull'argomento.
L'Iran da parte sua ha detto di non essere preoccupato dalla prospettiva dell'embargo petrolifero che l'Ue si appresta ad approvare. Ad affermarlo è stato il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi. "L'Iran è sempre stato pronto a rispondere ad azioni ostili di questo tipo, le sanzioni non ci preoccupano in alcun modo", ha sottolineato Saleh. "Abbiamo già preso le nostre misure", ha spiegato, "negli ultimi 32 anni abbiamo resistito a molte tempesta, sopravviveremo anche a questo".
giovedì 5 gennaio 2012
Crisi Euro, effetto Ungheria
Oggi è stato un giovedì nero per i mercati finanziari europei, i più compiti i listini italiani e spagnoli, listini che ormai si dimostrano i più volatili tra quelli europei. A trascinare i listini sono stati in Italia il continuo crollo di Unicredit e degli altri titoli bancari, in Spagna è stato il resoconto del ministro dell'economia spagnolo che ha detto che alle banche spagnole servono circa 50 miliardi di euro.
A peggiorare la situazione ci si è messa anche l' Ungheria che sta passando un periodo di nazionalismo ora che il governo sta varando la nuova legge costituzionale che metterebbe in secondo piano il ruolo della banca centrale. L' Ungheria, oggi si è sarsa la voce, rischia il crack , come la Grecia nel 2010. Il problema è che se l' Ungheria non ritorna al più presto sulla retta via non facendo passare la legge costituzionale l' UE taglierà i trattati che ha con l' Ungheria.
L'euro oggi ha rotto il supporto dei 1,28 e il prossimo bersaglio è il supporto sui 1,26 .
Per concludere girano voci dubbiose anche sulla Francia che rischia seriamente la tripla A delle agenzie di rating.
A peggiorare la situazione ci si è messa anche l' Ungheria che sta passando un periodo di nazionalismo ora che il governo sta varando la nuova legge costituzionale che metterebbe in secondo piano il ruolo della banca centrale. L' Ungheria, oggi si è sarsa la voce, rischia il crack , come la Grecia nel 2010. Il problema è che se l' Ungheria non ritorna al più presto sulla retta via non facendo passare la legge costituzionale l' UE taglierà i trattati che ha con l' Ungheria.
L'euro oggi ha rotto il supporto dei 1,28 e il prossimo bersaglio è il supporto sui 1,26 .
Per concludere girano voci dubbiose anche sulla Francia che rischia seriamente la tripla A delle agenzie di rating.
Banche europee trascinano giù Indici e Euro
Le banche europee stanno affrontando un periodo molto difficile, la ricapitalizzazione di molte banche e il declassamento da parte delle agenzie di rating sono stati una tempesta che si è abbattuta sui mercati generando vendite su buona parte degli istituti finaiziari d'europa.La ricapitalizzazione delle banche europee è la maggior fonte di vendite, le azioni assegnate con lo sconto; come per esempio la questione Unicredit, hanno fatto abbassare il valore delle azioni già presenti sul mercato.
Questo momento però potrebbe essere sono temporaneo e fisiologico, ma soprattutto controllato dato che è risaputo che quando si ricapitalizza i titoli di solito perdono quota.
Gli investitori nel frattempo preferiscono mettere i loro soldi in mano alle materie prime, come dimostrano i dati su oro e petrolio che stanno risalendo.
lunedì 2 gennaio 2012
2012 : Anno di una possibile ricrescita economica o ancora un anno di dubbi ?
Nel 2011 l'economia degli stati occidentali ha vissuto alcune dei momenti più brutti dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008. Le economie europee e quella americana sono state oggetto di tutti i principali fatti economici. In Europa la protagonista, soprattutto nella seconda metà del 2011, è stata proprio l'Italia. Il nostro paese è il più a rischio default dopo la Grecia e per evitare che succedesse lo stesso il governo ha iniziato da luglio a preparare la famosa manovra finanziaria che doveva salvare l'Italia dagli attacchi speculativi.
Dall'altra parte dell'oceano e sempre nel periodo di luglio gli Stati Uniti hanno rischiato il default, ma alzando il tetto del debito (la quantità massima di indebitamento) hanno evitato il crollo. Il 2011 è anche stato l'anno del cambiamento del governo Italiano, la fine Berlusconismo con l'entrata in scena del governo tecnico che, come abbiamo visto, ha fatto più cose in 2 mesi che gli altri in 20 anni. La manovra finanziara andava fatta, senza discussioni; è una bella mazzata, ma a dirla tutta sono dei provvedimenti che dovevano essere diluiti in 20 anni, ma dato che la politica fino ad ora ha fatto i suoi porci comodi, e il tempo è quello che è, la manovra è stata fatta tutta insieme.
Ora, nel 2012, è possibile che l'economia veda un momento positivo, dato che i paesi stanno finalmente attuando le direttive europee sulla rigidità dei conti pubblici. Una volta messi in sicurezza i propri conti, inizieranno le manovre per la crescita (la fase 2 del governo Italiano).
Con un indice FTSE-Mib che ha visto un crollo di 10000 punti dall'inizio dell'anno 2011, la situazione, vista con l'occhio di un investitore straniero, è molto interessante. Lo stato ha messo in sicurezza i conti, e ora provvederà alla crescita economica, quindi l'investitore vedendo in indice Mib che ha toccato il minimo storico di circa 13000 punti penserà " l'italia ora è sicura, se investo adesso avrò un alto rendimento, (i titoli italiani ora rendono circa il 7%) tanto ormai non può andare più giù di quando andava prima della manovra, è un ottimo investimento" ( Almeno io la vedo così ).
Il cambio Euro-Dollaro è tornato ai livelli di inizio 2011, 1.2950 è un punto di minimo molto solido, ma un cambio così basso potrà favorire le esportazioni (più potere di acquisto delle monete estere sulla merce europea), quindi maggiori entrate commerciali per gli stati. Gli altri paesi europei per evitare di raggiungere di indebitamento elevati come in Italia già stanno adottando manovre difensive per i conti. In sostanza si può dire che il peggio è passato, almeno in Europa.
I dubbi vengono dall'economia americana sempre più indebitata e su una possibile crisi petrolifera derivata dagli attriti degli Stati Uniti con l'Iran, se non si risolveranno l'Iran ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz, dove passa 1/6 del petrolio globale. Nel caso succedesse si rischierebbe un innalzamento esagerato del costo del petrolio, dato che aumenterebbe la domanda mondiale, e sappiamo tutti che se il petrolio sale, sale anche tutto il resto, vedendo diminuire ancora il nostro potere di acquisto.
Quindi il 2012 è l'anno della possibile ripartenza europea, ma anche l'America ora deve far vedere che può fronteggiare la crisi.
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