La settimana di colloqui che il governo greco ha intrattenuto con alcuni creditori privati per risolvere la crisi del dibito nazionale si è risolta in un nulla di fatto. L’incontro di sabato fra i rappresentanti del governo e quelli dell’Istituto Internazionale di Finanza, il maggior gruppo creditizio per un nuovo prestito alla Grecia, non ha raggiunto un accordo.
L’impasse che ha bloccato le trattative per il risanamento del debito pubblico greco riflette quanto difficile e complessa sia il tentativo in corso di ridurre di 100 miliardi gli attuali 350 miliardi di euro del debito greco. Interessi e intenzioni contrastanti fra i diversi attori in gioco pesano ancora fortemente sulla possibilità di un accordo.
Le linee guida di un compromesso sul debito greco sono chiare: i creditori di Atene, in possesso di circa 200 miliardi di euro in bond greci, verranno pregati di scambiare i bond acquistati con altri dal valore dimezzato. Dal canto loro, i paesi europei concederanno alla Grecia circa 30 miliardi di euro che Atene destinerà ai creditori. L’obiettivo è, ad oggi, quello di trasferire entro il 2014 il debito greco dal settore privato ai paesi dell’eurozona.
La Grecia è, ad oggi, l’anello debole del vecchio continente e non c’è dubbio che una risoluzione del debito pubblico greco potrebbe sicuramente portare a una maggiore sicurezza in tutta l’eurozona. La scadenza a cui Atene guarda con preoccupazione è quella del 20 marzo prossimo: data ultima fissata per il pagamento di un debito di 14, 4 miliardi di euro.Qualora la Grecia non riuscisse a saldare il conto entro la prossima scadenza sarebbe assolutamente necessario riuscire a stringere un accordo con il settore privato e, allo stesso tempo, ottenere un nuovo pacchetto di aiuti da parte dei paesi europei così detti "rescuers", con la Germania in prima fila. Anche nuovi aiuti europei non sono però facili da ottenere, dal momento che bisogna tenere presente che i governi europei devono comunque affrontare una situazione politica interna che è caratterizzata dalla irrequietezza dei parlamenti nazionali.
In merito ai negoziati sullo swap del debito greco, Charles Dallara, presidente dell’Isituto Internazionale di Finanza e rappresentante dei creditori di Atene, ha dichiarato che l’offerta massima ricevibile è già stata presentata e quindi ora è compito del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea decidere se accettarla o meno. Da parte sua, il FMI sostiene che, al di là dell’accordo che verrà raggiunto, è necessario portare il debito greco al 120% del Pil entro il 2020, rispetto a una percentuale corrente del 160%.
E’ certo che la situazione greca sarà al centro del meeting europeo previsto per oggi a Bruxelles fra i ministri europei della Finanza. Ciò che da più parti ci si augura è che il nuovo patto europeo di ristrutturazione del debito venga messo a punto prima del prossimo meeting fra i ministri dell’eurozona previsto il 30 gennaio prossimo. La situazione dell’eurozona è tutt’altro che risolta e le istituzioni politiche dell’UE avranno ancora da fare molti sforzi prima che si possa arrivare a un quadro più stabile.
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