Una nuova tornata di sanzioni statunitensi, approvata lo scorso mese contro la Banca centrale della Repubblica islamica d’Iran, renderà più difficili le esportazioni iraniane di petrolio. E questo nonostante la decisione degli Stati Uniti di ritardare di sei mesi l’applicazione delle sanzioni. L’Unione Europea (Ue) ha intanto deciso, in linea di principio, di bloccare le importazioni di greggio dall’Iran, ma non si esclude la possibilità di dichiarare l’embargo entro la fine della prossima settimana.
Le nuove sanzioni causeranno inevitabilmente un deficit nei mercati mondiali: l’Iran è il secondo maggiore produttore di petrolio dell’Opec (Organization of the petroleum exporting countries), dietro l’Arabia Saudita e produce circa 2,5 milioni di barili al giorno.
Ali al-Naimi, ministro del Petrolio dell’Arabia Saudita, ha dichiarato sabato che il suo “paese avrebbe compensato eventuali perdite iraniane causate dall’embargo”. Immediata la risposta di Teheran: “Non tollereremo aumenti di produzione di greggio da parte dei paesi del Golfo”, parlando di “conseguenze” – non specificate – per quanti non si atterranno all’“invito”.
“Non riteniamo che tali azioni siano ‘amichevoli’”, ha affermato Mohammad Ali Khatibi, inviato iraniano all’Opec. “Se le nazioni produttrici di petrolio del Golfo Persico decidessero di compensare il greggio dell’Iran, allora saranno ritenute responsabili di qualunque cosa accada”. Alain Juppé, ministro degli Affari Esteri francese, aveva detto all’inizio della scorsa settimana che “altri paesi” avevano accettato d’incrementare la produzione al fine di mantenere stabili i prezzi del petrolio.
Teheran ha più volte minacciato di chiudere lo Stretto di Ormuz, da cui transita il 40% del petrolio mondiale, qualora venissero ufficializzate le nuove sanzioni. Il capo delle forze armate nordamericane, il generale Martin Dempsey, ha definito recentemente Ormuz una “linea rossa”, superata la quale “l’opzione militare statunitense diverrà subito azione”.
Ramin Mehmanparast, portavoce del ministero degli Affari Esteri iraniano, sostiene che l’embargo fa “parte di un piano orchestrato dagli Stati Uniti per eliminare i rivali economici nel mondo”.
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