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martedì 15 maggio 2012

Questione Grecia, le ragioni della Germania e la Francia

La crisi della Grecia ormai è una delle nostre maggiori compagne su ogni quotidiano e spesso in prima pagina, tutti gli stati europei che non vogliono che la Grecia dichiari bancarotta e nel frattempo per evitare che questo accada fanno stringere la cinta ancora di più ai poveri greci.

Ma le vere ragioni non stanno nell'etica o in qualcosa che rispecchi la bontà dell'animo umano verso il paese del    souvlaki; semplicemente la Germania come la Francia e anche l'Italia (ma decisamente meno) sono esposti nel debito greco per decine di miliardi di euro e se la Grecia dichiarasse default i colossi europei si ritroverebbero con una perdita secca in bilancio; facendo una somma media; per almeno 200 miliardi di euro, dei quali 80 solo tra Francia e Germania. 

Qui sotto vi riporto una breve illustrazione della distribuzione del debito in europa tra i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, grecia, Spagna):


domenica 11 marzo 2012

Pagati i credit default swap della Grecia

Per chi campava sulla speculazione sulla Grecia è il momento di cambiare lavoro, sono scattati i pagamenti dei credit default swap da parte dell' International Swaps and Derivatives Association. Adesso è il momento di cominciare a pensare alla ripresa economica di un paese devastato che si ritrova il 21% di disoccupazione e un PIL in calo del 7,5%. 
Come si dice in alcuni casi "peggio di così non si può andare", e per alcuni investitori completamente drogati del rischio potrebbe anche essere un ottimo momento per investire; ma io starei attento e rimarrei alla finestra almeno fino a quando il riassetto del debito greco non sia finito per portarlo alla predisposizione che lo farà arrivare al 120% del PIL entro vent'anni; solo quando l'europa avrà finito la terapia d'urto, solo allora, sarà consigliabile tornare a guardare la Grecia per il proprio portafoglio titoli. 

martedì 7 febbraio 2012

Rally dell'euro, corsa o rincorsa?

Oggi l'euro ha distrutto quota 1,32 e ora si assesta si 1,3265. Oggi si diceva che la Grecia entro giovedì o sistemerà la faccenda della manovra d'austerity o dovrà prepararsi a un molto più possibile default.
E' possibile che l'euro sta facendo questo rally perchè la Grecia si pensa che uscirà salva dalla questione; ma se invece i market mover vogliono un euro forte solo per poter shortare meglio quando scoppierà la bomba dell'insolvenza greca?.....Sarebbe un bel problema...

lunedì 6 febbraio 2012

Quando la politica uccide l'economia

L'economia è una macchina delicata che basta un niente ed inizia ad intopparsi, oggi l'economia a rischio è quella europea che sta vedendo il problema Grecia intopparsi sempre di più.

I partiti dell'opposizione greca continuano a dire di no all'austerity imposta dal governo attuale e dalla BCE, la loro continua demagogia sarà la causa del crollo Greco se il governo si lascia influenzare; purtroppo l'austerity è necessaria per salvare la Grecia e l'Europa; il default arrecherebbe un danno estremamente più grave rispetto alle misure di ferro imposte dal governo; ma la politica è troppo abituata a fare spettacolo e non capisce che la situazione è grave e non è momento di fare scenate.

Fortunatamente noi in Italia non l'abbiamo capito e da quando la politica della televisione si è fatta da parte il nostro paese ha iniziato a risollevarsi.

In Francia e in Germania le prossime elezioni annebbiano il giudizio dei capi di stato che ora pensano al loro elettorato e non al bene comune della società e dell'europa.

Sono questi i fattori che incidono negativamente sui mercati finanziari e sull'euro; mercati finanziari che vogliono tornare in positivo ma che vengono tenuti al guinzaglio.

lunedì 23 gennaio 2012

Grecia: accordo sul debito sospeso. Europa in pericolo?


La settimana di colloqui che il governo greco ha intrattenuto con alcuni creditori privati per risolvere la crisi del dibito nazionale si è risolta in un nulla di fatto. L’incontro di sabato fra i rappresentanti del governo e quelli dell’Istituto Internazionale di Finanza, il maggior gruppo creditizio per un nuovo prestito alla Grecia, non ha raggiunto un accordo.
L’impasse che ha bloccato le trattative per il risanamento del debito pubblico greco riflette quanto difficile e complessa sia il tentativo in corso di ridurre di 100 miliardi gli attuali 350 miliardi di euro del debito greco. Interessi e intenzioni contrastanti fra i diversi attori in gioco pesano ancora fortemente sulla possibilità di un accordo.
Le linee guida di un compromesso sul debito greco sono chiare: i creditori di Atene, in possesso di circa 200 miliardi di euro in bond greci, verranno pregati di scambiare i bond acquistati con altri dal valore dimezzato. Dal canto loro, i paesi europei concederanno alla Grecia circa 30 miliardi di euro che Atene destinerà ai creditori. L’obiettivo è, ad oggi, quello di trasferire entro il 2014 il debito greco dal settore privato ai paesi dell’eurozona.
La Grecia è, ad oggi, l’anello debole del vecchio continente e non c’è dubbio che una risoluzione del debito pubblico greco potrebbe sicuramente portare a una maggiore sicurezza in tutta l’eurozona. La scadenza a cui Atene guarda con preoccupazione è quella del 20 marzo prossimo: data ultima fissata per il pagamento di un debito di 14, 4 miliardi di euro.Qualora la Grecia non riuscisse a saldare il conto entro la prossima scadenza sarebbe assolutamente necessario riuscire a stringere un accordo con il settore privato e, allo stesso tempo, ottenere un nuovo pacchetto di aiuti da parte dei paesi europei così detti "rescuers", con la Germania in prima fila. Anche nuovi aiuti europei non sono però facili da ottenere, dal momento che bisogna tenere presente che i governi europei devono comunque affrontare una situazione politica interna che è caratterizzata dalla irrequietezza dei parlamenti nazionali.
In merito ai negoziati sullo swap del debito greco, Charles Dallara, presidente dell’Isituto Internazionale di Finanza e rappresentante dei creditori di Atene, ha dichiarato che l’offerta massima ricevibile è già stata presentata e quindi ora è compito del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea decidere se accettarla o meno. Da parte sua, il FMI sostiene che, al di là dell’accordo che verrà raggiunto, è necessario portare il debito greco al 120% del Pil entro il 2020, rispetto a una percentuale corrente del 160%.
E’ certo che la situazione greca sarà al centro del meeting europeo previsto per oggi a Bruxelles fra i ministri europei della Finanza. Ciò che da più parti ci si augura è che il nuovo patto europeo di ristrutturazione del debito venga messo a punto prima del prossimo meeting fra i ministri dell’eurozona previsto il 30 gennaio prossimo. La situazione dell’eurozona è tutt’altro che risolta e le istituzioni politiche dell’UE avranno ancora da fare molti sforzi prima che si possa arrivare a un quadro più stabile.

martedì 17 gennaio 2012

Fitch minaccia downgrade a default della Grecia

Fitch ha detto che per loro la Grecia è insolvente e che la declasserà a default. Anche se il mercato dei titoli di oggi di Atene è andato discretamente Fitch prevede il default per lo stato ellenico.

lunedì 16 gennaio 2012

Portogallo a rischio ristrutturazione del debito


Il rendimento dei Bond portoghesi a 10 anni ha toccato oggi il picco storico al 13,8%, in rialzo di 180 punti base rispetto alla chiusura di venerdì. In rialzo i rendimenti anche sulla curva a breve: i titoli a due anni balzano al 13,49% e i bond a tre anni al 16,8%.
Contemporaneamente il costo dei cds (credit default swap, una sorta di polizze che assicurano dal rischio di fallimento dei titoli sottostanti, in questo caso i bond emessi dal governo di Lisbona) è balzato di 60 punti base a 1.143 punti, secondo Markit (costa 1,14 milioni di dollari assicurare 10 milioni di debito emesso dal Portogallo).
Dopo il taglio di S&Poor's di venerdì il debito portoghese è considerato sotto la categoria "investment grade" all'unanimità dalle tre agenzie statunitensi (per Moody's è Ba2, per Fitch + BB+ e per S&P BB).
«Adesso il bond del Portogallo sono considerati junk (spazzatura, ndr) - spiegano alcuni analisti intervistati dalla Dow Jones - dalle tre agenzie di rating. Ciò significa che è stato rimosso da molti panieri».
Gli investitori temono adesso che il Portogallo - entrato nell'orbita dei piani di salvataggio della Bce grazie ai quali accede a finanziamenti a tassi agevolati - abbia rotto un argine e, al pari della Grecia, sia direzionato verso una procedura di ristrutturazione del debito.