In questo articolo voglio spiegare in termini semplici come è iniziata la crisi finanziaria del 2008 americana che ora dopo varie trasformazioni è diventata la crisi del debito sovrano del 2011.
Le grandi banche di investimento americane erano solite vendere mutui alla clientela che non era in grado di garantire il rimborso sicuro delle rate, i così detti mutui subprime, e per equilibrare l'alto rischio di copertura del credito le banche vendevano questi mutui a tassi più alti del normale. Queste stesse banche erano anche solite investire in prodotti finanziari utilizzando un alto effetto leva, che amplificava sia i guadagni che le perdite.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato quando le banche utilizzavano il credito dei subprime per investire in prodotti finanziari sia derivati che normali, e quando le famiglie non riuscirono più a sopportare l'aumento dei tassi di interesse, il castello di carte crollò, le banche si trovarono ad aver investito soldi che non avevano e si aprì una voragine nei loro conti economici amplificata dall'alto leveraggio.
Il governo per salvare il sistema finanziario iniettò una massa enorme di liquidità indebitandosi fino all'osso; e il debito che prima era in mano alle banche passò in mano allo stato, e si sa che le manovre pubbliche sono sempre più lente di quelle private.
L'europa all'inizio non fu colpita da questa crisi perché le banche europee mantennero un'etica migliore nel dare credito.
La crisi dell' eurozona iniziò quando fu reso pubblico che la Grecia non era in grado di soddisfare i propri debiti, per colpa dei suoi investimenti sbagliati e della poca crescita, la speculazione la attaccò e per evitare un default gli stati europei si indebitarono per salvarla, e adesso si sta lottando per ripagare questo debito tramite manovre di austerità e aste continue di titoli di stato.
martedì 31 gennaio 2012
lunedì 30 gennaio 2012
Medie mobili per prevedere l'andamento de prezzi
Nella mia esperienza di trading ho notato che utilizzando le medie mobili è possibile prevedere, con una buona percentuale di correttezza, i cambi di trend sia in lungo periodo che in brevissimo periodo. Quando le medie mobili cambiano concavità, è il momento di puntare contro il trend, nei così detti punti di flesso delle medie mobili. Non è infallibile, ma buona parte delle volte ho avuto ragione.
Come si vede dal grafico che i flessi precedono di pochissimo i cambi di trend, quindi sono ottimi segnali di ingresso; come ho detto prima non sono sicuri al 100%, niente è sicuro al 100% in borsa. Ma molte volte possono rivelarsi interessanti
Come si vede dal grafico che i flessi precedono di pochissimo i cambi di trend, quindi sono ottimi segnali di ingresso; come ho detto prima non sono sicuri al 100%, niente è sicuro al 100% in borsa. Ma molte volte possono rivelarsi interessanti
Medie mobili per prevedere l'andamento de prezzi
Nella mia esperienza di trading ho notato che utilizzando le medie mobili è possibile prevedere, con una buona percentuale di correttezza, i cambi di trend sia in lungo periodo che in brevissimo periodo.
Quando le medie mobili cambiano concavità, è il momento di puntare contro il trend, nei così detti punti di flesso delle medie mobili. Non è infallibile, ma buona parte delle volte ho avuto ragione.
Quando le medie mobili cambiano concavità, è il momento di puntare contro il trend, nei così detti punti di flesso delle medie mobili. Non è infallibile, ma buona parte delle volte ho avuto ragione.
Azionariato Unicredit dopo l'aumento di capitale
Cerchiamo di capire ora chi sono i gruppi che decidono cosa farà Unicredit e in questo modo è possibile prevedere le mosse di Unicredit semplicemente controllando le aziende controllanti
Andando a questo link vedrete come è strutturato ora l'azionariato Unicredit
http://www.unicreditgroup.eu/it/Governance/Shareholder_structure.htm
Andando a questo link vedrete come è strutturato ora l'azionariato Unicredit
http://www.unicreditgroup.eu/it/Governance/Shareholder_structure.htm
Se le Banche lavorassero di squadra
Se le banche lavorassero di squadra utilizzando parte dei soldi concessi dalla BCE al tassi dell'1% per acquistare titoli di stato Italiani che ora stanno sul 6% e il sesto dando credito al consumo e alle imprese sempre al 6% otterremmo diversi risultati positivi per il nostro paese.
Lo spread calerebbe fino a 100 punti base perché acquistando a raffica titoli italiani i rendimenti calerebbero molto velocemente, le banche avrebbero già un profitto del 5% (differenza tra 1% della BCE e 6% dei titoli italiani); dando credito all'economia reale si farebbe ripartire il motore dei consumi e dell'occupazione favorendo l'aumento del PIL.
Per ora le banche stanno utilizzando quei soldi per tappare i buchi della crisi, spero sia solo questione di tempo che le banche si sistemino e inizino a far girare l'economia
Lo spread calerebbe fino a 100 punti base perché acquistando a raffica titoli italiani i rendimenti calerebbero molto velocemente, le banche avrebbero già un profitto del 5% (differenza tra 1% della BCE e 6% dei titoli italiani); dando credito all'economia reale si farebbe ripartire il motore dei consumi e dell'occupazione favorendo l'aumento del PIL.
Per ora le banche stanno utilizzando quei soldi per tappare i buchi della crisi, spero sia solo questione di tempo che le banche si sistemino e inizino a far girare l'economia
Attenzione al Portogallo con rendimenti di oltre il 15%
Mentre tutti parlano di Grecia e di come si uscirà da questa crisi, sono in pochi che guardano anche altri paesi periferici europei.
Il Portogallo ha titoli di stato che ora offrono rendimenti sui 15% e l'economia portoghese non è in grado di compensare un debito pubblico che ha un interesse del 15%.
E' una crisi nascosta che quando scoppierà, perché scoppierà, sarà un'altra bella batosta alla situazione economico-finanziaria dell' Eurozona e sarà il motivo di un'altra caduta dell'euro contro le sue avversarie.
Il Portogallo ha titoli di stato che ora offrono rendimenti sui 15% e l'economia portoghese non è in grado di compensare un debito pubblico che ha un interesse del 15%.
E' una crisi nascosta che quando scoppierà, perché scoppierà, sarà un'altra bella batosta alla situazione economico-finanziaria dell' Eurozona e sarà il motivo di un'altra caduta dell'euro contro le sue avversarie.
domenica 29 gennaio 2012
Combattere l'evasione fiscale online
La battaglia per lo scontrino si combatte anche in rete e con le armi del web 2.0. Il blitz della Guardia di Finanza a Cortina, e il carosello di dichiarazioni dei politici che ha fatto seguito, hanno infatti riacceso i riflettori sul cronico problema dell'evasione fiscale nel nostro paese, animando non poco i discorsi sui social network.
Proprio dalla rete arrivano diverse iniziative, a volte anche provocatorie, per sensibilizzare i cittadini sul tema e invogliarli a segnalare i casi di evasione fiscale cui sono testimoni: dal mancato scontrino al bar fino alle fatture a quattro e cinque cifre mai consegnate.
L'ultimo progetto arrivato in ordine di tempo, e lanciato proprio in questi giorni, èNonEvado.it, un sito in cui gli utenti possono segnalare gli esercizi commerciali che rilasciano regolare fattura, in modo da premiare i virtuosi tra quegli esercenti attenti invece alle pratiche fiscali.
«L'idea alla base è quella di offrire visibilità ai professionisti, negozi, aziende onesti, ossia entità che emettono sempre lo scontrino fiscale o che non si fanno pregare per fare una fattura», spiegano i creatori dell'iniziativa Ernesto Puddu e Alessandro Cireddu, «L'autorevolezza delle informazioni è data dal modello Wikipedia, chiunque può scrivere, tanto è la comunità che fa la revisione, corregge e allo stesso tempo dissuade i disonesti dall'approfittare dello strumento. In ogni caso ogni segnalazione non viene pubblicata immediatamente, ma ne fa la revisione un redazione».
La settimana che si è appena aperta è stata anche ribattezzata la #scontrinoweek da Prossima Italia, il movimento del Pd di Pippo Civati, che propone una sua personale iniziativa: ringraziare chi rilascia la ricevuta fiscale con un "riscontrino" personalizzato a piacere. «Perché non lasciare un piccolo (e simpatico) segno di riconoscenza civile, a chi ci rilascia regolare scontrino, nei negozi, nei bar e dovunque sarebbe necessario?» spiegano i promotori dell'iniziativa, che forniscono anche un file da modificare e stampare per consegnarlo al proprio onesto esercente.
Prima di NonEvado.it e della #scontrinoweek c'erano però in rete già altri strumenti utili per denunciare chi evade e manifestare in qualche modo il proprio disappunto. Il primo progetto è stato Evasori.info, un sito che fino ad oggi ha "mappato" circa 50 milioni di euro di scontrini e fatture non consegnati grazie a oltre 320mila segnalazioni fatte dagli utenti in tutta Italia. Senza troppe sorprese le statistiche mostrano come le categorie di medici e dentisti siano quelle meno propense a rilasciare la fattura.
Simile nei modi e negli intenti ad Evasori.info è poi Tassa.li, un'applicazione per iPhone e Android lanciata il marzo scorso, che sprona i suoi utenti a denunciare i casi in cui non hanno ricevuto lo scontrino. In pochi mesi dal lancio, sono già stati segnalati oltre 2 milioni di euro evasi attraverso quasi 20mila segnalazioni.
Proprio dalla rete arrivano diverse iniziative, a volte anche provocatorie, per sensibilizzare i cittadini sul tema e invogliarli a segnalare i casi di evasione fiscale cui sono testimoni: dal mancato scontrino al bar fino alle fatture a quattro e cinque cifre mai consegnate.
L'ultimo progetto arrivato in ordine di tempo, e lanciato proprio in questi giorni, èNonEvado.it, un sito in cui gli utenti possono segnalare gli esercizi commerciali che rilasciano regolare fattura, in modo da premiare i virtuosi tra quegli esercenti attenti invece alle pratiche fiscali.
«L'idea alla base è quella di offrire visibilità ai professionisti, negozi, aziende onesti, ossia entità che emettono sempre lo scontrino fiscale o che non si fanno pregare per fare una fattura», spiegano i creatori dell'iniziativa Ernesto Puddu e Alessandro Cireddu, «L'autorevolezza delle informazioni è data dal modello Wikipedia, chiunque può scrivere, tanto è la comunità che fa la revisione, corregge e allo stesso tempo dissuade i disonesti dall'approfittare dello strumento. In ogni caso ogni segnalazione non viene pubblicata immediatamente, ma ne fa la revisione un redazione».
La settimana che si è appena aperta è stata anche ribattezzata la #scontrinoweek da Prossima Italia, il movimento del Pd di Pippo Civati, che propone una sua personale iniziativa: ringraziare chi rilascia la ricevuta fiscale con un "riscontrino" personalizzato a piacere. «Perché non lasciare un piccolo (e simpatico) segno di riconoscenza civile, a chi ci rilascia regolare scontrino, nei negozi, nei bar e dovunque sarebbe necessario?» spiegano i promotori dell'iniziativa, che forniscono anche un file da modificare e stampare per consegnarlo al proprio onesto esercente.
Prima di NonEvado.it e della #scontrinoweek c'erano però in rete già altri strumenti utili per denunciare chi evade e manifestare in qualche modo il proprio disappunto. Il primo progetto è stato Evasori.info, un sito che fino ad oggi ha "mappato" circa 50 milioni di euro di scontrini e fatture non consegnati grazie a oltre 320mila segnalazioni fatte dagli utenti in tutta Italia. Senza troppe sorprese le statistiche mostrano come le categorie di medici e dentisti siano quelle meno propense a rilasciare la fattura.
Simile nei modi e negli intenti ad Evasori.info è poi Tassa.li, un'applicazione per iPhone e Android lanciata il marzo scorso, che sprona i suoi utenti a denunciare i casi in cui non hanno ricevuto lo scontrino. In pochi mesi dal lancio, sono già stati segnalati oltre 2 milioni di euro evasi attraverso quasi 20mila segnalazioni.
sabato 28 gennaio 2012
Investire in titoli Greci dopo l' Haircut è ancora presto
Per investire in titoli greci non basterà vedere il debito ellenico tagliato, la Grecia dovrà iniziare a crescere economicamente altrimenti per lei sarà difficile sostenere il suo debito, anche se ridotto.
Prima di investire in titoli greci bisognerà aspettare che il governo greco inizi a riformare l'economia per favorire la crescita.
Prima di investire in titoli greci bisognerà aspettare che il governo greco inizi a riformare l'economia per favorire la crescita.
La sottile linea tra finanza ed economia reale
Molti pensano che il mondo della finanza sia un mondo a parte immaginario dove quello che succede in quel mondo rimane lì; non hanno tutti i torni perché in effetti la nostra vita reale non cambia ogni volta che si sente una brutta notizia riguardante la borsa. La verità è che la finanza è strettamente legata all'economia reale, e il laccio con il quale sono legate si chiama " banca ".
Perché quando i mercati vanno male, come negli ultimi mesi, i media e i governi iniziano a parlare di forte crisi, sinceramente quando io vado al bar a prendermi un caffè non mi interessa se la borsa va male o va bene, quindi non me ne interesso.
Dovrebbe interessarmi invece, perché quello che succede in borsa è il preludio di quello che succederà nella realtà.
Perché questa crisi è stata tanto enfatizzata? Perché a essere nell'occhio del ciclone dei mercati erano le banche; quando ad andare in rosso ci vanno altri tipi di società il problema non è grave.
Il problema è semplice; se le banche stanno male, non emettono più credito (credit crunch) e senza credito le imprese non investono più e non creano posti di lavoro o se va ancora peggio le banche iniziano ad alzare i tassi costringendo chi ha un mutuo a tagliare le spese; che sia un impresa o una famiglia; senza credito i consumatori non spendono perché devono cavarsela con le loro forze quindi ridurranno i consumi.
Quindi la borsa è strettamente legata all'economia reale; quello che accade nella finanza, è quello che accadrà nell'economia reale.
venerdì 27 gennaio 2012
Si dice che la questione della Grecia verrà risolta nel weekend
Girano voci che il nodo Grecia verrà risolto con successo per gli ellenici nel weekend; se così sarà allora potremo trovarci davanti a un lunedì con borse molto pisitive e il cambio euro dollaro che potrebbe assestarsi sopra quota 1,3250 fino ad andare a toccare la media mobile a 120 periodi.
Spread sotto i 400 punti ma mercati in rosso, perché?
Lo spread è definito dall'andamento di un paese, la vendita dei titoli di stato, la diminuzione del debito pubblico, tutte cose legate al mercato obbligazionario. Movimenti economico-matematici definiscono l'andamento dello spread; movimenti dettati però dai sentimenti dei grandi investitori; i grandi fondi e banche che investono nei titoli di stato lo fanno perché vedono un buon investimento in termini di rischio e remunerazione. Ora che l'Italia è stata messa al sicuro grazie alle varie manovre ovviamente gli investitori stanno approfittando dei tassi alti per fare un ottimo investimento.
I mercati finanziari invece sono l'altalena delle emozioni degli investitori. questa settimana c'è stato un rally dettato dalla discesa dello spread e la futura risoluzione del nodo Grecia; oggi giustamente gli investitori hanno tratto i propri profitti chiudendo le posizioni long con una vendita. Con la discesa dello spread le banche hanno visto grandi guadagni in questa settimana, dopo il brutto periodo da due mesi a questa parte. E se le banche migliorano, piano piano il sistema del credito tornerà alla normalità rimettendo in moto l'economia reale.
I mercati finanziari invece sono l'altalena delle emozioni degli investitori. questa settimana c'è stato un rally dettato dalla discesa dello spread e la futura risoluzione del nodo Grecia; oggi giustamente gli investitori hanno tratto i propri profitti chiudendo le posizioni long con una vendita. Con la discesa dello spread le banche hanno visto grandi guadagni in questa settimana, dopo il brutto periodo da due mesi a questa parte. E se le banche migliorano, piano piano il sistema del credito tornerà alla normalità rimettendo in moto l'economia reale.
Caltagirone punta su Unicredit
L'imprenditore Romano lascia la cattedra di Mps per entrare a far parte di Unicredit, è un caso?
Io credo che il furbetto ha capito che stava per arrivare una ricapitalizzazione e quindi ha pensato di vendere la sua quota per evitare ulteriori perdite sul suo portafoglio azionario in Monte dei Paschi di Siena. unicredit era l'obiettivo ideale perchè l'aumeto di capitale l'ha già subito, è un caso che è entrato in Unicredit proprio l'ultimo giorno dell'aumento?
Voleva essere sicuro di acquistare al miglior prezzo e con un margine di rischio molto basso.
Adesso Unicredit è pronta a fare grandi cose, un bel buy-back di titoli propri e iniziare a investire su titoli di stato Italiani. Monte dei Paschi invece sta come stava Unicredit un paio di mesi fa, nel pieno dubbio.
Io credo che il furbetto ha capito che stava per arrivare una ricapitalizzazione e quindi ha pensato di vendere la sua quota per evitare ulteriori perdite sul suo portafoglio azionario in Monte dei Paschi di Siena. unicredit era l'obiettivo ideale perchè l'aumeto di capitale l'ha già subito, è un caso che è entrato in Unicredit proprio l'ultimo giorno dell'aumento?
Voleva essere sicuro di acquistare al miglior prezzo e con un margine di rischio molto basso.
Adesso Unicredit è pronta a fare grandi cose, un bel buy-back di titoli propri e iniziare a investire su titoli di stato Italiani. Monte dei Paschi invece sta come stava Unicredit un paio di mesi fa, nel pieno dubbio.
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giovedì 26 gennaio 2012
Che cos'è un Bond
E' il termine inglese a volte usato come sinonimo di obbligazione finanziaria. In un'obbligazione societaria l'emittente, ossia il debitore, è una società privata (quindi non appartenente alla pubblica amministrazione). Ogni titolo rappresenta una frazione di uguale valore nominale e con gli stessi diritti di un'unica operazione di finanziamento. Le emissioni sono continue, di importo diverso, e fanno parte dei finanziamento sui mercati.
Il possessore dell'obbligazione diventa creditore della società emittente e ha diritto di ricevere il rimborso a scadenza dell'importo previsto dal regolamento del prestito, più una remunerazione a titolo di interesse. Le obbligazioni bancarie sono titoli obbligazionari che impegnano la banca emittente al rimborso del capitale e alla corresponsione degli interessi, sulla base di un tasso fisso o variabile, nel corso della duratura del titolo.
Per il risparmiatore i punti di riferimento sono tanti: prospettive dell'azienda con il suo grado di indebitamento, il rating , la proprietà e anche la forza del settore in cui opera con prevalenza. Per le banche valgono gli stessi concetti con l'aggiunta di una vigilanza superiore e requisiti patrimoniali internazionali. Per il sottoscrittore oltre al tasso di interesse offerto deve essere considerata la quotazione su mercati trasparenti e l'entità dell'emissione.
Il possessore dell'obbligazione diventa creditore della società emittente e ha diritto di ricevere il rimborso a scadenza dell'importo previsto dal regolamento del prestito, più una remunerazione a titolo di interesse. Le obbligazioni bancarie sono titoli obbligazionari che impegnano la banca emittente al rimborso del capitale e alla corresponsione degli interessi, sulla base di un tasso fisso o variabile, nel corso della duratura del titolo.
Per il risparmiatore i punti di riferimento sono tanti: prospettive dell'azienda con il suo grado di indebitamento, il rating , la proprietà e anche la forza del settore in cui opera con prevalenza. Per le banche valgono gli stessi concetti con l'aggiunta di una vigilanza superiore e requisiti patrimoniali internazionali. Per il sottoscrittore oltre al tasso di interesse offerto deve essere considerata la quotazione su mercati trasparenti e l'entità dell'emissione.
Aste pubbliche di titoli di stato
Negli anni passati le aste dei titoli di Stato so sono svolte con il sistema della presentazione della domanda in busta chiusa. A partire dal 1994 per i titoli a medio - lungo termine e dal 1995 per i BoT è stata introdotta la possibilità di presentare le richieste per via telematica, utilizzando appunto Rni. Attraverso la Rni, Banca d'Italia comunica a tutti gli operatori finanziari abilitati le caratteristiche delle emissioni e il calendario delle operazioni.
L'altro metodo di collocamento dei titoli di Stato utilizzato dal ministero dell'Economia è quello tramite consorzio, dove l'emittente si accorda sulle condizioni di emissioni con un gruppo di banche.
Da molti anni, però, il ministero ha privilegiato il metodo dell'asta pubblica per le emissioni sul mercato interno al fine di garantire l'accesso a una vasta platea di investitori e mantenere un elevato grado di competizione e trasparenza. Di recente è stato annunciato che è allo studio del ministero anche la possibilità di far emigrare sul web l'offerta dei titoli di Stato destinata ai piccoli risparmiatori.
Mutui Subprime
Con questa parola americana identificano prestiti o mutui di bassa qualità, cioè concessi a clienti definiti ad alto rischio, che per le loro caratteristiche (basso reddito oppure insolvenze nel passato) non possono ottenere finanziamenti ai tassi di interesse di mercato. Per questo, i costi applicati dagli istituti di credito risultano molto più elevati rispetto a quelli medi, in modo da compensare il livello di rischio.
Dopo i rialzi dei tassi di interesse negli ultimi anni, molte famiglie che li hanno sottoscritti non sono più riuscite a rimborsare le rate, innescando ricadute indirette sui mercati finanziari e su quanti hanno investito su prodotti finanziari derivati agganciati ai prestiti subprime.
Nell'estate del 2007 è scoppiata la crisi dei mutui subprime. a cascata, a settembre del 2008 è fallita Lehman Brothers e nel 2011 i debiti sovrani dell' Eurozona sono diventati decisamente più rischiosi
Dopo i rialzi dei tassi di interesse negli ultimi anni, molte famiglie che li hanno sottoscritti non sono più riuscite a rimborsare le rate, innescando ricadute indirette sui mercati finanziari e su quanti hanno investito su prodotti finanziari derivati agganciati ai prestiti subprime.
Nell'estate del 2007 è scoppiata la crisi dei mutui subprime. a cascata, a settembre del 2008 è fallita Lehman Brothers e nel 2011 i debiti sovrani dell' Eurozona sono diventati decisamente più rischiosi
Trading : Vendite Short (o allo scoperto)
Se nella data prefissata la quotazione del titolo sarà effettivamente scesa sotto 1 euro (ipotizziamo a 0,5) l'investitore otterrà un capital gain determinato dalla differenza del prezzo di vendita allo scoperto (1 euro) e il prezzo della futura data d'acquisto. A ciò dovrà sottrarre gli interessi che paga agli operatori che prestano il titolo da vendere.
Al pari di un'operazione long anche quella short può sfruttare la leva finanziaria per moltiplicare il suo valore e quindi moltiplicare un guadagno o la possibile perdita.
Molti investitori o trader fai-da-te attuano contemporaneamente strategie di investimento sia short che long in modo tale che frammentano il rischio.
mercoledì 25 gennaio 2012
La Fed lascia tassi invariati fra 0 e 0,25%

La ripresa americana e' ''modesta'', rallenta e la Fed assicura che non fara' mancare il proprio appoggio. La banca centrale manterra' i tassi di interesse a livelli ''eccezionalmente bassi'', piu' del previsto, almeno fino alla fine del 2014, ovvero un anno in piu' rispetto a quanto previsto in agosto. Dall'economia statunitense sono arrivati ''segnali positivi'' di recente, ma ''continuiamo a vedere venti contrari dall'Europa e un rallentamento della crescita mondiale'' afferma il presidente della Fed, Ben Bernanke, che promette: ''se sara' necessario'' e ''se le condizioni'' lo garantiranno la Fed e' pronta anche a nuovi aiuti alla ripresa, incluso l'acquisto di titoli di stato.
La Fed - assicura Bernanke - non ha finito le munizioni a sua disposizione per aiutare la ripresa. Ma, aggiunge, senza un sostanziale balzo dell'economia, i tassi resteranno bassi.
La Fed prevede per il 2012 una crescita del 2,2-2,7%, meno del 2,5-2,9% stimato in novembre, per poi accelerare nel 2013 al 2,8%-3,2% a fronte del 3,0%-3,5% previsto in precedenza. Il tasso di disoccupazione, che al momento ''resta alto'', calera' solo gradualmente. E quest'anno si attestera' fra l'8,2% e l'8,5% contro l'8,5%-8,7% precedentemente stimato. nel 2013 il tasso di disoccupazione calera' al 7,4%-8,1% dal 7,8%-8,2% stimato nel novembre scorso. Il mercato immobiliare, che resta ''depresso'', continua a pesare sulla crescita.
La Fed prevede per il 2012 una crescita del 2,2-2,7%, meno del 2,5-2,9% stimato in novembre, per poi accelerare nel 2013 al 2,8%-3,2% a fronte del 3,0%-3,5% previsto in precedenza. Il tasso di disoccupazione, che al momento ''resta alto'', calera' solo gradualmente. E quest'anno si attestera' fra l'8,2% e l'8,5% contro l'8,5%-8,7% precedentemente stimato. nel 2013 il tasso di disoccupazione calera' al 7,4%-8,1% dal 7,8%-8,2% stimato nel novembre scorso. Il mercato immobiliare, che resta ''depresso'', continua a pesare sulla crescita.
''Le debolezze del settore rallentano la ripresa. Il mercato immobiliare e' il principale motivo per cui l'economia non cresce in modo piu' robusto'' evidenzia Bernanke. la Fed, al termine della riunione in cui ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse, ha diffuso per la prima volta le proprie previsioni sull'andamento dei tassi di interesse. Nove dei 17 membri del Fomc, il braccio decisionale della Fed, prevedono che i tassi rimarranno sotto l'1% fino alla fine del 2014. Nel lungo termine la maggioranza dei membri del Fomc prevede tassi fra il 4% e il 4,5%. Non si tratta in ogni caso di posizioni vincolanti, avverte Bernanke assicurando che la banca centrale valuta le informazioni a sua disposizione di volta in volta per assumere le decisioni di politica monetaria. La Fed rivede in modo costante anche la composizione del proprio bilancio, per il quale le prime vendite potrebbero non avvenire prima del 2015. Bernanke sottolinea la necessita' per gli Stati Uniti di adottare una politica di bilancio responsabile ma prende le distanze da chi gli chiede di entrare nell'arena politica commentando le critiche mosse nei suoi confronti dai candidati repubblicani alla casa Bianca. ''Non entro nella retorica politica. Ho un lavoro da svolgere e fino a che saro' qui aiutero' la Fed a tentare di centrare gli obiettivi del suo mandato''.
Pressing Fmi sulla Bce. La troika barricata in un hotel a Atene
Il Fondo monetario internazionale ha la soluzione. Dopo mesi e mesi di vertici, riunioni d'emergenza, meccanismi coordinati e dossier aperti e chiusi, il Fmi preme sulla Bce
perché accetti di accollarsi le perdite sui 40 miliardi di debito greco posseduto. A rivelarlo è il Financial Times, che sostiene che l'istituto europeo si oppone fortemente
all'idea di prendere parte alle perdite sulle obbligazioni greche, sul modello dei creditori privati.
Il fondo ieri ha smentito ufficialmente le pressioni e l'istituto per la finanza internazionale (Iif), che rappresenta i creditori privati nei negoziati sul debito
greco, ha ribadito di non voler concedere uno sconto superiore al 50% per i titoli di stato.
perché accetti di accollarsi le perdite sui 40 miliardi di debito greco posseduto. A rivelarlo è il Financial Times, che sostiene che l'istituto europeo si oppone fortemente
all'idea di prendere parte alle perdite sulle obbligazioni greche, sul modello dei creditori privati.
Il fondo ieri ha smentito ufficialmente le pressioni e l'istituto per la finanza internazionale (Iif), che rappresenta i creditori privati nei negoziati sul debito
greco, ha ribadito di non voler concedere uno sconto superiore al 50% per i titoli di stato.
Ad Atene
Alcune centinaia di aderenti al sindacato greco Pame, vicino al partito comunista, hanno bloccato questa mattina gli ingressi dell'Hotel Hilton nel centro di Atene dove alloggiano gli ispettori della troika (Ue, Bce e Imf) che si trovano in Grecia per controllare la
situazione economica del Paese.
La polizia è subito intervenuta con agenti in tenuta antisommossa per disperdere i manifestanti mentre, secondo alcune radio, gli ispettori della troika avrebbero richiesto
l'intervento di un magistrato.
l'intervento di un magistrato.
Lascia o raddoppia
Il giorno dopo, il direttore del Fmi, insiste: bisogna combinare insieme l'Efsf e
l'Esm per rafforzare l'eurozona. Ovvero, mettere insieme i due fondi di salvataggio
europei per costruire quel robusto 'firewall' contro il contagio dalla crisi greca di cui parlano da giorni, ormai, i due Mario, Monti e Draghi.
Per Christine Lagarde "se con i due fondi si riuscisse a fare un'unica rete di protezione
europea - dice in un'intervista radiofonica - questo manderebbe un forte messaggio di fiducia in Europa".
Lagarde - Merkel, che duello!
Il problema è il solito: finora il cancelliere tedesco Angela Merkel non si è detta d'accordo, almeno ufficialmente, anche se alcune indiscrezioni in tal senso sono state raccolte da fonti governative tedesche e pubblicate con risalto dal Financial times. Lagarde nota che occorre una forte rete di protezione europea per evitare che la crisi della Grecia possa estendersi a Italia e Spagna. Secondo il numero uno del Fmi le
prossime settimane saranno cruciali. "Se nelle prossime settimane - dice - saranno prese le giuste decisioni, non solonell'Eurozona, che pure e' essenziale, ma anche negli Usa. In Giappone e nelle principali economie emergenti, allora la fine del 2012 sara' migliore del suo inizio. Ma solo se prenderemo le giuste decisioni".
Berlino: no a ricatti
La Germania continua i negoziati con il settore privato sulla riduzione del debito della Grecia, ma non si fara ricattare. Lo ha detto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble dopo che rappresentati degli investitori privati hanno minacciato di lasciare i negoziati sull'haircut volontario se il rendimento dei bond greci sara troppo basso. "Questo - ha aggiunto Schaeuble - esiste in ogni mercato: un'offerta finale. Ma non bisogna lasciarsi impressionare troppo".
Questione di soldi
Il governo di Atene non ha ancora raggiunto un'intesa con i creditori privati sullo swap dei titoli di Stato. La Grecia sta cercando di ottenere dagli investitori privati una riduzione volontaria del 50% del valore dei propri titoli di Stato in loro possesso (haircut), pari a 100 miliardi di euro. I creditori riceverebbero in cambio nuovi bond con scadenza posticipata e rendimenti più bassi. Ieri notte i ministri dell'eurozona hanno deciso di fissare il tasso dei nuovi titoli di Stato al di sotto del 4%, meno di quanto hanno proposto i detentori di bond privati.
Italian retail sales fell by slightly
Italian retail sales fell by slightly more than expected in November, with figures returning to post a negative trend as the country is in a recession, said national statistics institute Istat Wednesday.
Retail sales fell 0.3% in November from October in seasonally-adjusted terms, pulled down by the food sector, an Istat official said.
Economists polled by Dow Jones Newswires had expected a drop of 0.1% after a 0.2% rise in October.
November's decrease on the month was led by a 0.8% fall in food items, while non-food sales shed 0.1% from October.
Retail sales were down 1.8% on the year in November, Istat said, using unadjusted terms for the annual figure, pulled lower by the non-food sector. The October figure was a 1.4% decline.
martedì 24 gennaio 2012
Investire in Borsa senza investire? La risposta è Fondi di Investimento
Di fondi di investimento ne esistono diversi in base alle esigenze dell'investitore.
Fondi Comuni di Investimento Mobiliare
Secondo Assogestioni, l'Associazione Italiana del risparmio gestito, un fondo comune di investimento è uno strumento finanziario che permette al singolo risparmiatore di investire, anche per piccoli importi, sui mercati finanziari di tutto il mondo. Vi si accede attraverso un versamento di denaro che viene conferito in quote. I versamenti effettuati dai sottoscrittori confluiscono in un patrimonio comune, che viene gestito da una società di gestione del risparmio, alla quale competono le decisioni di investimento.
Esistono differenti tipologie di fondi, a seconda delle caratteristiche dei prodotti. Attualmente esistono oltre 20 categorie diverse di fondi, classificati in base a precisi criteri definiti da Assogestioni, per dare al risparmiatore la dimensione della tipologia di investimento e dei rischi connessi.
Fondi di Fondi
Fondi che investono in altri fondi comuni. La Banca d'Italia vieta la duplicazione delle commissioni di gestione sui fondi della stessa casa. Ai fondi di fondi si affiancano le Gpf: "gestioni patrimoniali in fondi".
Il risparmiatore delega l'acquisto di quote di fondi a un gestore individuale di una banca, di una Sim o di una Sgr (Società di gestione del risparmio).
Fondi Pensione
Sono fondi comuni di investimento creati per la gestione delle risorse accantonate dai soggetti nel corso della vita lavorativa, allo scopo di incrementare la rendita previdenziale futura. Al termine del periodo contributivo, l'iscritto riceverà una rendita da affiancare al primo pilastro integrativo (contributo del lavoro). Ecco perchè, quando si parla di fondi pensione, si parla anche di previdenza complementare o integrativa.
Nello stesso ambito si distinguono più tipologie: fondi pensione aperti, chiusi, preesistenti.
I primi sono fondi istituti e gestiti direttamente da banche, società di assicurazioni, società di gestione del risparmio, società di intermediazione mobiliare. Prevedono sia l'adesione collettiva (secondo pilastro previdenziale) che quella individuale (terzo pilastro).
I fondi pensione chiusi sono forme pensionistiche complementari istituite sulla base di contratti collettivi o di regolamenti aziendali, diretti a soggetti individuati in base dell'appartenenza un determinato comparto, impresa o territorio. L'adesione, pertanto, è legata all'appartenenza a una determinata categoria lavorativa.
I fondi preesistenti si chiamano così perché sono fondi di tipo negoziale già istituiti alla data del 15 novembre 1992, prima della riforma del sistema pensionistico italiano che, tra le varie novità, ha trasformato il sistema di primo livello (previdenza obbligatoria) da retributivo a contributivo. I fondi pensione sono dotati di più linee di investimento (a seconda del profilo di rischio) e, in quelle più aggressive, sono esposti all'andamento del mercato azionario.
Fondi Speculativi
Tra i fondi comuni di investimento, meritano una menzione a parte i fondi speculativi. Sono così chiamati perché hanno meno vincoli rispetto agli altri fondi e possono utilizzare strategie di investimento anche molto aggressive. Tra questi rientrano gli Hedge Fund che hanno nel loro DNA vendite allo scoperto e un massiccio utilizzo di strumenti derivati.
L'investimento minimo in un fondo hedge è solitamente molto elevato: motivo per cui questi fondi non sono aperti ai piccoli risparmiatori. Questi, tuttavia, possono investire in fondi hedge acquistando quote in "fondi di fondi" che investono in fondi hedge. In questo modo il risparmiatore può, indirettamente, investire in fondi speculativi.
Fondi Comuni di Investimento Mobiliare
Secondo Assogestioni, l'Associazione Italiana del risparmio gestito, un fondo comune di investimento è uno strumento finanziario che permette al singolo risparmiatore di investire, anche per piccoli importi, sui mercati finanziari di tutto il mondo. Vi si accede attraverso un versamento di denaro che viene conferito in quote. I versamenti effettuati dai sottoscrittori confluiscono in un patrimonio comune, che viene gestito da una società di gestione del risparmio, alla quale competono le decisioni di investimento.
Esistono differenti tipologie di fondi, a seconda delle caratteristiche dei prodotti. Attualmente esistono oltre 20 categorie diverse di fondi, classificati in base a precisi criteri definiti da Assogestioni, per dare al risparmiatore la dimensione della tipologia di investimento e dei rischi connessi.
Fondi di Fondi
Fondi che investono in altri fondi comuni. La Banca d'Italia vieta la duplicazione delle commissioni di gestione sui fondi della stessa casa. Ai fondi di fondi si affiancano le Gpf: "gestioni patrimoniali in fondi".
Il risparmiatore delega l'acquisto di quote di fondi a un gestore individuale di una banca, di una Sim o di una Sgr (Società di gestione del risparmio).
Fondi Pensione
Sono fondi comuni di investimento creati per la gestione delle risorse accantonate dai soggetti nel corso della vita lavorativa, allo scopo di incrementare la rendita previdenziale futura. Al termine del periodo contributivo, l'iscritto riceverà una rendita da affiancare al primo pilastro integrativo (contributo del lavoro). Ecco perchè, quando si parla di fondi pensione, si parla anche di previdenza complementare o integrativa.
Nello stesso ambito si distinguono più tipologie: fondi pensione aperti, chiusi, preesistenti.
I primi sono fondi istituti e gestiti direttamente da banche, società di assicurazioni, società di gestione del risparmio, società di intermediazione mobiliare. Prevedono sia l'adesione collettiva (secondo pilastro previdenziale) che quella individuale (terzo pilastro).
I fondi pensione chiusi sono forme pensionistiche complementari istituite sulla base di contratti collettivi o di regolamenti aziendali, diretti a soggetti individuati in base dell'appartenenza un determinato comparto, impresa o territorio. L'adesione, pertanto, è legata all'appartenenza a una determinata categoria lavorativa.
I fondi preesistenti si chiamano così perché sono fondi di tipo negoziale già istituiti alla data del 15 novembre 1992, prima della riforma del sistema pensionistico italiano che, tra le varie novità, ha trasformato il sistema di primo livello (previdenza obbligatoria) da retributivo a contributivo. I fondi pensione sono dotati di più linee di investimento (a seconda del profilo di rischio) e, in quelle più aggressive, sono esposti all'andamento del mercato azionario.
Fondi Speculativi
Tra i fondi comuni di investimento, meritano una menzione a parte i fondi speculativi. Sono così chiamati perché hanno meno vincoli rispetto agli altri fondi e possono utilizzare strategie di investimento anche molto aggressive. Tra questi rientrano gli Hedge Fund che hanno nel loro DNA vendite allo scoperto e un massiccio utilizzo di strumenti derivati.
L'investimento minimo in un fondo hedge è solitamente molto elevato: motivo per cui questi fondi non sono aperti ai piccoli risparmiatori. Questi, tuttavia, possono investire in fondi hedge acquistando quote in "fondi di fondi" che investono in fondi hedge. In questo modo il risparmiatore può, indirettamente, investire in fondi speculativi.
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Exchange Traded Fund : gli ETF
La gestione passiva fa sì che questi fondi prevedevano commissioni inferiori rispetto a quelle applicate ai fondi a gestione attiva. I primi ETF sono stati quotati negli Stati Uniti nel 1993; sono sbarcati in europa nel 2000 e in Italia nel 2002. Negli ultimi anni gli ETF hanno raggiunto un elevato livello di sofisticazione.
Sono nati così gli ETF strutturati che inglobano anche componenti di contratti derivati, quali l'utilizzo della leva finanziaria e la possibilità di puntare al ribasso di titoli o panieri.
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Addio negozi su strada, benvenuti centri commerciali
L'economia è in recessione e i negozi non fatturano quanto vorrebbero; ma la prima cosa che ho detto e la seconda curiosamente non sono collegate, mi spiego.Da qualche anno a questa parte sono spuntati dal nulla sempre più centri commerciali, enormi catene di rivenditori che si danno battaglia per accaparrarsi il maggior numero di clienti; per esempio Euronics, Unieuro, Trony, e questo è solo il settore della tecnologia; non parliamo poi dei franchising delle marche di abbigliamento, dalle più costose alle più a portata di portafoglio.... Venti anni fa quando dovevi comprarti una camicia o una maglia nuova andavi dal negozietto sotto casa che conoscevi; adesso o vai ai negozi in franchising che trovi vicino o dedichi un'intera giornata allo shopping andando con gli amici o la fidanzata ai centri commerciali.
E non ho parlato ancora dello shopping online, perchè spendere 50 euro al negozio se su internet risparmio? E la concorrenza ci sta anche sulla rete, le pagine web dei grandi rivenditori sono stra piene di merci a prezzi stracciati.
Il mio consiglio è di affrettarsi a cambiare attività liquidando quella che già avete finchè vale qualche cosa, cari negozianti, purtroppo l'economa è anche progresso e voi state tirando le quoia.
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IPO di Facebook a primavera
Fra aprile e giugno 2012. Lo sbarco di Facebook a Wall Street sembra avere oggi una data più o meno certa ed emergono anche le cifre che accompagneranno il debutto sui listini del più grande social network del pianeta: 10 miliardi di dollari la cifra che la compagnia fondata da Mark Zuckerberg potrebbe raccogliere con l'Ipo (Initial public offering) e circa 100 miliardi il valore stimato di capitalizzazione della stessa. Questo lo scenario possibile secondo il Wall Street Journal, che nel dare la notizia cita persone vicine alla questione.
In casa Facebook le manovre per portare la società in Borsa sarebbero quindi finalmente partite – della quotazione della società californiana si parla ormai da anni – e alcune indiscrezioni dicono che la richiesta ufficiale potrebbe essere inviata alla Sec (Securities and Exchange Commission, l'ente governativo statunitense preposto alla vigilanza della Borsa) già entro la fine dell'anno. I portavoce di Zuckerberg e lo stesso giovane Ceo hanno sempre declinato conferme in proposito bollando il walzer dei rumors come speculazioni ma questa volta, almeno secondo il Wsj, pare che il progetto di collocamento sui listini sia ormai definito. E Facebook arriverebbe a quotarsi con un fatturato (per l'esercizio 2011) nell'ordine dei quattro miliardi di dollari, superiore a quello di un'Internet company storica come Yahoo.
Per gli analisti è dunque tempo di ipotizzare le cifre che segneranno l'entrata in scena sui listini di Facebook. Saprà fare meglio di Groupon, la cui Ipo ha sfondato il tetto degli 800 milioni di dollari ma il cui titolo ha registrato un tracollo (-42%) nei primi giorni di contrattazione sul mercato per arrivare oggi a valere "solo" 9,7 miliardi di dollari rispetto ai 16,7 miliardi registrati alla chiusura del primo giorno di scambi? Oppure ricalcare quanto fatto da LinkedIn, che dopo aver debuttato raddoppiando il prezzo delle sue azioni, schizzando a una capitalizzazione di 8,9 miliardi di dollari, ha conosciuto una flessione costante arrivando oggi a un valore (5,8 miliardi) comunque superiore del 33% a quello iniziale?
Domande a cui nessuno può dare al momento risposta. Certo è che se il tetto dei 10 miliardi di dollari di Ipo venisse in effetti superato, per Facebook si tratterebbe di un altro record. Solo 13 collocamenti in Borsa (la precisazione arriva dalla società specializzata Dealogic) sono stati completati a una cifra superiore e solo tre riguardanti compagnie americane, e cioè Visa (19,7 miliardi nel 2008, General Motors, 18,1 miliardi nel 2010 e AT&T Wireless Services, 10,6 miliardi nel 2000).
In testa alla classifica assoluta c'è Industrial & Commercial Bank of China, che sbarcò in Borsa nel 2006 con un'Ipo da 21,9 miliardi di dollari e terminò la prima giornata di contrattazioni con un valore di mercato di 148 miliardi. L'Ipo di Facebook sarebbe la più grande di sempre per una compagnia tecnologica: il primato attuale per quanto riguarda gli Usa è nelle mani di Google, che nel 2004 fece il grande passo partendo da un'offerta pubblica iniziale di 1,9 miliardi e subito toccò la vetta dei 23 miliardi di capitalizzazione.
La bomba a orologeria del Golfo
L'Iran minaccia di chiudere Hormuz per le sanzioni ma gli Usa hanno avvertito: allora sarà guerra
Dietro il braccio di ferro fra Leon Panetta, capo del Pentagono, e il generale Ataollah Salehi, comandante di Stato Maggiore delle forze iraniane, c’è una disputa strategica che investe la maggiore arteria petrolifera del pianeta e vede entrambe le parti vantare la legittimità giuridica delle rispettive posizioni.
La disputa strategica è descritta dalla geografia. Il passaggio di Hormuz fra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano nella parte più stretta misura 54 chilometri fra le coste dell’Iran, settentrionale, e degli Emirati Arabi Uniti, meridionale, dove si trova appollaiata l’enclave di Musandam dell’Oman. Emirati e Oman sono sostenuti dall’Arabia Saudita, rivale strategico di Teheran per l’egemonia sul Golfo e maggiore alleato di Washington nella regione, trasformando lo Stretto nel punto più vicino dove gli interessi e le ambizioni degli sceicchi arabi-sunniti e iraniani-sciiti si fronteggiano.
L’oggetto del contendere, da quando in Iran si affermò la rivoluzione khomeinista nel 1979, è il controllo del traffico petrolifero attraverso gli Stretti stimato fra il 36 e il 40 per cento del commercio quotidiano globale. La totalità del petrolio esportato da Arabia Saudita, Iran, Kuwait, Iraq, Qatar, Emirati Arabi e Bahrein passa ogni giorno Hormuz a bordo di petroliere dirette verso Asia ed Europa che transitano lungo due corsie, una in entrata e un’altra in uscita, larghe circa 3 miglia ciascuna all’interno di una canale di navigazione internazionale di 10 miglia fra le acque dell’Iran e quelle dell’Oman. Ciò significa che il fabbisogno energetico di gran parte del mondo industrializzato dipende dalla libertà di accesso a queste due corsie parallele. La contrapposizione fra il blocco dei Paesi arabi e Teheran portò durante il conflitto Iran-Iraq (1980-1988) alla «guerra delle petroliere», che iniziò nel 1984 con l’attacco iracheno contro il terminale petrolifero iraniano di Kharg e portò Teheran a bombardare le petroliere irachene e del Kuwait innescando una serie di blitz e rappresaglie che il 18 aprile del 1988 degenerarono in uno scontro diretto fra la Us Navy e le forze iraniane. L’operazione «Praying Mantis» iniziò quando la fregata americana Uss Roberts urtò una mina iraniana a Hormuz, innescando il maggior conflitto aeronavale avvenuto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale con l’affondamento di cinque navi iraniane e l’abbattimento di un elicottero dei Marines.
A 24 anni di distanza, quello scontro militare sembra ora rischiare di ripetersi anche se in dimensioni ben maggiori. Dalla metà di dicembre le forze iraniane e americane hanno effettuato esercitazioni opposte e speculari simulando cosa potrebbe avvenire. I Guardiani della rivoluzione iraniana hanno mine a sufficienza per bloccare la navigazione. Se la Us Navy dovesse mandare i cacciamine, gli iraniani dispongono di barchini veloci e missili antinave capace di bersagliarle. Il comando americano di base a Doha, in Qatar, risponde con un potenziale aeronavale di schiacciante superiorità tattica, soprattutto grazie alle unità della Quinta Flotta di stanza in Bahrein, che possono contare sul sostegno di vicini porti militari francesi e britannici.
Se i venti di guerra tornano a spazzare gli Stretti di Hormuz è perché si fronteggiano opposte versioni sulla legittimità della chiusura della navigazione. Teheran ritiene che il varo di sanzioni internazionali contro la sua industria petrolifera equivale ad un atto di guerra, consentendole dunque sulla base della Convenzione di Ginevra del 1958 di difendersi chiudendo Hormuz al traffico navale dei Paesi che le applicano, a cominciare da Stati Uniti, Paesi europei e arabi. «Chiudendo lo Stretto di Hormuz sarà seriamente interrotto il flusso di greggio verso gli Stati industriali - ha scritto il giornale conservatore iraniano Kayhan - causando loro condizioni intollerabili» al pari di quanto avverrà in Iran a seguito delle sanzioni petrolifere. Il riferimento è non solo all’approvvigionamento ma anche alle implicazioni di un prezzo del greggio che potrebbe schizzare, secondo alcuni analisti, a 200 dollari, il doppio di quello attuale. Per gli Stati Uniti invece ad essere equiparata ad una «dichiarazione di guerra» sarebbe proprio la chiusura degli Stretti, trattandosi di una palese violazione della libertà di navigazione sancita dai Trattati internazionali.
A rendere ancora più complessa la disputa è il fatto che tanto Teheran che Washington invocano il Trattato Onu sul Diritto del Mare del 1982, sebbene entrambe non l’abbiano ratificato. Per Teheran il Trattato obbliga al rispetto della libertà di navigazione solo nei confronti delle imbarcazioni dei Paesi aderenti, e gli Usa non sono fra questi, mentre Washington ribatte che il diritto di «Passaggio Inoffensivo» è una consuetudine inviolabile del diritto internazionale e vale per tutti. E ancora: la III Conferenza dell’Onu sul Diritto del Mare scelse di non affrontare l’estensione dei diritti di «Passaggio Inoffensivo» alle navi da guerra e ciò consente a Teheran di affermare che il blocco contro le navi militari sarebbe legittimo. Non a caso nelle ultime settimane la Us Navy ha effettuato più operazioni di soccorso marittimo a pescherecci iraniani al fine di attestare che la sua presenza non ha fini solo militari.
Usare il tasso d' interesse a nostro vantaggio : Carry Trade
Come funziona un'operazione di carry trade?
In pratica ci si approvvigiona di fondi in un Paese a costo del denaro basso e si impiegano poi queste disponibilità in un paese con alti tassi di interesse.
Una tipica operazione di carry trade consiste nel prendere a prestito una valuta a basso costo, come l'euro o il dollaro, costo di circa l' 1%, convertirli in dollari australiani, che offrono rendimenti intorno al 5% e lucrare sulla differenza di rendimento.
Sono operazioni rischiose perché bisogna calcolare anche le possibili oscillazioni di prezzo dei tassi di cambio. Per questa semplicità di attuazione e appetibilità, il carry trade è uno dei meccanismi più pericolosi per la creazione di bolle finanziarie e può portare a destabilizzazioni del sistema economico.
lunedì 23 gennaio 2012
Grecia: accordo sul debito sospeso. Europa in pericolo?
La settimana di colloqui che il governo greco ha intrattenuto con alcuni creditori privati per risolvere la crisi del dibito nazionale si è risolta in un nulla di fatto. L’incontro di sabato fra i rappresentanti del governo e quelli dell’Istituto Internazionale di Finanza, il maggior gruppo creditizio per un nuovo prestito alla Grecia, non ha raggiunto un accordo.
L’impasse che ha bloccato le trattative per il risanamento del debito pubblico greco riflette quanto difficile e complessa sia il tentativo in corso di ridurre di 100 miliardi gli attuali 350 miliardi di euro del debito greco. Interessi e intenzioni contrastanti fra i diversi attori in gioco pesano ancora fortemente sulla possibilità di un accordo.
Le linee guida di un compromesso sul debito greco sono chiare: i creditori di Atene, in possesso di circa 200 miliardi di euro in bond greci, verranno pregati di scambiare i bond acquistati con altri dal valore dimezzato. Dal canto loro, i paesi europei concederanno alla Grecia circa 30 miliardi di euro che Atene destinerà ai creditori. L’obiettivo è, ad oggi, quello di trasferire entro il 2014 il debito greco dal settore privato ai paesi dell’eurozona.
La Grecia è, ad oggi, l’anello debole del vecchio continente e non c’è dubbio che una risoluzione del debito pubblico greco potrebbe sicuramente portare a una maggiore sicurezza in tutta l’eurozona. La scadenza a cui Atene guarda con preoccupazione è quella del 20 marzo prossimo: data ultima fissata per il pagamento di un debito di 14, 4 miliardi di euro.Qualora la Grecia non riuscisse a saldare il conto entro la prossima scadenza sarebbe assolutamente necessario riuscire a stringere un accordo con il settore privato e, allo stesso tempo, ottenere un nuovo pacchetto di aiuti da parte dei paesi europei così detti "rescuers", con la Germania in prima fila. Anche nuovi aiuti europei non sono però facili da ottenere, dal momento che bisogna tenere presente che i governi europei devono comunque affrontare una situazione politica interna che è caratterizzata dalla irrequietezza dei parlamenti nazionali.
In merito ai negoziati sullo swap del debito greco, Charles Dallara, presidente dell’Isituto Internazionale di Finanza e rappresentante dei creditori di Atene, ha dichiarato che l’offerta massima ricevibile è già stata presentata e quindi ora è compito del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea decidere se accettarla o meno. Da parte sua, il FMI sostiene che, al di là dell’accordo che verrà raggiunto, è necessario portare il debito greco al 120% del Pil entro il 2020, rispetto a una percentuale corrente del 160%.
E’ certo che la situazione greca sarà al centro del meeting europeo previsto per oggi a Bruxelles fra i ministri europei della Finanza. Ciò che da più parti ci si augura è che il nuovo patto europeo di ristrutturazione del debito venga messo a punto prima del prossimo meeting fra i ministri dell’eurozona previsto il 30 gennaio prossimo. La situazione dell’eurozona è tutt’altro che risolta e le istituzioni politiche dell’UE avranno ancora da fare molti sforzi prima che si possa arrivare a un quadro più stabile.
Rottura al rialzo per l' euro ?
In questi minuti si sta decidendo sul mercato se l'euro otterrà una rottura al rialzo o rimbalzerà sugli 1,30 dollari.
Se il cambio USDCHF rompe al ribasso la soglia degli 0,93 euro allora il breakup dell'euro contro il dollaro potrebbe manifestarsi ufficialmente, ma le notizie dalla Grecia continueranno a rendere molto volatile il mercato con possibilità di brusche virate in base alle notizie che fuoriusciranno dalla Grecia
Se il cambio USDCHF rompe al ribasso la soglia degli 0,93 euro allora il breakup dell'euro contro il dollaro potrebbe manifestarsi ufficialmente, ma le notizie dalla Grecia continueranno a rendere molto volatile il mercato con possibilità di brusche virate in base alle notizie che fuoriusciranno dalla Grecia
UE, embargo totale su petrolio iraniano Lo hanno deciso i 27 ministri degli esteri
I paesi dell'Unione Europea avranno tempo fino al primo luglio per rescindere i contratti petroliferi in corso con l'Iran, mentre per i contratti di nuova fornitura lo stop sarà immediato.
Questo l’accordo di principio raggiunto dagli ambasciatori dei 27 paesi europei per imporre un embargo petrolifero contro l'Iran; un accordo che è stato quindi formalmente adottato dai ministri degli esteri dell’UE. La responsabile della politica estera, Catherine Ashton, stamane aveva affermato che "la pressione delle sanzioni vuole dimostrare all'Iran che facciamo sul serio quando chiediamo che Teheran torni a sedersi al tavolo dei negoziati". Un chiaro ammonimento dunque di fronte all'intransigenza del potere iraniano nel voler proseguire il proprio programma nucleare.
Compensazioni per la Grecia
La Grecia - che esitava per ragioni economiche - ha approvato il principio dell'embargo petrolifero contro l'Iran dopo avere ottenuto dai partner l'impegno ad offrire garanzie finanziarie ad altri paesi rifornitori. Lo hanno riferito fonti diplomatiche. La Grecia, che importa il 13% di petrolio iraniano, non può fornire garanzie finanziarie in quanto al momento è fuori dai mercati. Atene ha anche ottenuto di rivedere l'embargo alla luce delle conseguenze economiche entro il primo maggio.
Punita anche la Siria
I ministri degli esteri della UE hanno ugualmente approvato oggi nuove sanzioni contro il regime siriano. Si tratta dell'undicesima tranche di misure restrittive. Le nuove sanzioni colpiscono in particolare i militari di cui sono stati aggiunti nomi nella lista delle persone e delle entità contro le quali è previsto il bando dei visti e il congelamento dei beni. Oggi il divieto di viaggio in territorio comunitario e il congelamento dei beni sono stati imposti a ulteriori 22 gerarchi e ad altre 8 società legati all'Esercito siriano, ritenuti tra i principali responsabili dell'ondata di violenze e repressioni.
IRAN / Deciso l'embargo petrolifero contro il programma nucleare
Questa mattina i Paesi dell’Unione europea hanno deciso di imporre nuove sanzioni contro l’Iran a causa del programma nucleare che sta portando avanti Teheran. A Bruxelles è stato infatti deciso un embargo petrolifero e, dopo una mancata risposta da parte di Teheran sulla ripresa dei negoziati rispetto a questo tema, potrebbero essere adottate anche altre misure. Lo scopo è quindi quello di tagliare ogni risorsa all’Iran che possa permettergli di continuare i programmi di armamento nucleare. Nella bozza che verrà discussa oggi, infatti, si legge che il Consiglio «ritiene opportuno proibire o controllare la fornitura di attrezzature, materiali, strumenti o tecnologie che possano essere utilizzate dall’Iran nelle attività collegate allo sviluppo di armi nucleari e ad altri programmi di distruzione di massa». Catherine Ashton, l’alto rappresentante per la politica estera Ue, ha fatto sapere che nella giornata di oggi si discuterà «non solo dell'impatto delle sanzioni su chi le subisce, ma anche su chi le impone». Le sanzioni, ha poi ricordato la Ashton, fanno comunque parte di un approccio «a doppio binario» nei confronti dell’Iran, da cui ora ci si aspetta che «prenda sul serio la richiesta di ritornare al tavolo dei negoziati», ha concluso la Ashton. Alla riunione parteciperà anche il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, il quale ha dichiarato, al suo arrivo al Consiglio esteri Ue, che riguardo questo embargo petrolifero nei confronti dell’Iran «ci sono prospettive positive per una decisione positiva», spiegando che in questa decisione «l’Italia è con l’Europa». Terzi ha poi aggiunto che le sanzioni saranno «graduali» e che non è previsto «un impatto importante sull’economia globale e sulle forniture globali». Oltre all’embargo petrolifero è prevista anche una sterilizzazione di ogni rapporto con la Banca centrale con l’obiettivo quindi di rendere praticamente impossibili i pagamenti di prodotti acquistati da aziende europee da parte di soggetti iraniani. Di conseguenza, ogni transazione finanziaria che vede coinvolta la Banca centrale iraniana dovrà essere autorizzata.
Iran, deciso l'embargo La Uss Lincoln sfila nello stretto di Hormuz
Solo un'operazione navale già prevista. Gli Usa commentano così l'ingresso della portaerei statunitense Abraham Lincoln nello stretto di Hormuz, negando che il passaggio della nave nel Golfo Persico sia stato un atto dimostrativo nei confronti dell'Iran. A specificare la natura della missione il comandante Amy Derrick-Frost, portavoce della quinta flotta, di stanza in Bahrain.
L'ingresso della Lincoln nel Golfo, secondo il comandante, avrebbe avuto l'unico scopo di portare a termine operazioni di sicurezza marittime che erano già previste. Non avrebbe nulla a che fare, quindi, con le relazioni piuttosto tese tra Washington e Teheran. Le navi americane non sono nuove a operazioni nel Golfo. È però vero che a dicembre, quando la Uss John Stennis aveva lasciato la zona, Teheran aveva ammonito gli Stati Uniti di non navigare più in quell'area. Ad ogni modo, l'Iran ha fatto sapere di considerare normali le operazioni americane, non negando però di recente di essere pronti a usare la forza militare per chiudere lo stretto, se venissero approvate nuove sanzioni economiche nei confronti del Paese.
L'embargo petrolifero per ottenere la cessazione del piano di proliferazione nucleare iraniano ci sarà. A confermarlo anche il ministro degli esteri Giulio Terzi, secondo il quale "le prospettive sono positive". L'embargo, secondo una fonte di France Press, sarà però graduale, anche se volto a ostacolare in ogni modo possibile i pagamenti da parte di soggetti iraniani di prodotti acquistati da aziende europee, con la sterilizzazione dei rapporti con la Bce.
Nel nuovo provvedimento che colpirà l'Iran - hanno dichirato autorità britanniche ed europee - non sarà compreso lo sfruttamento di gas naturale, che vede coinvolta l’azienda petrolifera iraniana Naftiran Intertrade. A sottolinearlo è il Wall Street Journal, che precisa che il progetto è considerato fondamentale per la riduzione della dipendenza energetica dalla Russia, nella convinzione che le sanzioni debbano "infliggere il massimo della sofferenza economica agli iraniani senza consentire alla Russia di tenere ostaggio l’Europa orientale per le forniture energetiche".
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domenica 22 gennaio 2012
I beni rifugio in tempo di crisi
Questa categoria comprende l'insieme di beni in grado di offrire investimenti relativamente sicuri in tempi di crisi economica o elevata volatilità finanziaria, periodi in cui generalmente le Borse non vanno bene. La loro caratteristica principale consiste nell'avere un valore reale, che possa resistere all' inflazione o al crollo delle borse. Questo non vuol dire, però, che siano esenti da bolle speculative o da forti oscillazioni di prezzo. L' oro e altri metalli preziosi, i diamanti, le gemme, le opere d'arte, gli immobili e anche alcune valute costituiscono i principali beni rifugio. Ma possono anche essere soggetti a brusche variazioni al ribasso. Per definizione, invece,l'investimento in mercati azionari è considerato aggressivo e quindi non in linea con un " investimento rifugio "
Euro torna a scendere sotto 1,29
Non appena si è aperta la seduta di borsa in Asia si è visto l'euro cedere contro le sue avversarie, il flusso di buone notizie ha fatto da leva per un rintracciamento tecnico che ci stava tutto, ma, almeno per ora, l'economia americana e delle altre valute rivali è più forte, l' Euro zona è ancora in piena crisi e finché non si vareranno misure definitive l'euro sarà destinato a essere messo in secondo piano.
Un momento dove l'euro probabilmente vedrà di nuovo un poco di ossigeno sarà quando la BCE ufficializzerà il piano di altri 1000 miliardi di euro.
Un momento dove l'euro probabilmente vedrà di nuovo un poco di ossigeno sarà quando la BCE ufficializzerà il piano di altri 1000 miliardi di euro.
BCE immetterà liquidità per 1000 miliardi sul mercato.
Mario Draghi rianima il Toro. Dal 21 dicembre scorso, quando la Bce ha prestato a tassi dell’1% liquidità a tre anni alle banche europee per l’intero ammontare da loro richiesto, Piazza Affari è salita del 5%, mentre lo spread fra Btp e Bund decennali è sceso da 500 a 432 punti base.
La mossa della Bce è anche riuscita a sterilizzare gli effetti del taglio del rating del debito sovrano italiano da A a BBB+ annunciato venerdì 13 gennaio da Standard & Poor’s. I mercati cominciano quindi a realizzare che Draghi ha aperto i rubinetti della liquidità sull’esempio della Federal Reserve che tre anni fa, dopo il fallimento di Lehman Brothers, varò una manovra di espansione monetaria da 1.700 miliardi di dollari.
Come ha sottolineato Morgan Stanley, dopo la nuova operazione di rifinanziamento a tre anni che si terrà a febbraio «il sostegno della Bce al sistema bancario europeo a febbraio supererà i 1.000 miliardi contro gli attuali 700 miliardi». Un fiume di liquidità di cui beneficeranno titoli di Stato e azioni. A partire proprio dai Btp. «Le banche italiane saranno più incentivate ad acquistare i titoli governativi domestici dopo la nuova asta della Bce perché lo spettro dell’Eba è stato allontanato», sottolineano gli analisti dell’investment bank.
La mossa della Bce è anche riuscita a sterilizzare gli effetti del taglio del rating del debito sovrano italiano da A a BBB+ annunciato venerdì 13 gennaio da Standard & Poor’s. I mercati cominciano quindi a realizzare che Draghi ha aperto i rubinetti della liquidità sull’esempio della Federal Reserve che tre anni fa, dopo il fallimento di Lehman Brothers, varò una manovra di espansione monetaria da 1.700 miliardi di dollari.
Come ha sottolineato Morgan Stanley, dopo la nuova operazione di rifinanziamento a tre anni che si terrà a febbraio «il sostegno della Bce al sistema bancario europeo a febbraio supererà i 1.000 miliardi contro gli attuali 700 miliardi». Un fiume di liquidità di cui beneficeranno titoli di Stato e azioni. A partire proprio dai Btp. «Le banche italiane saranno più incentivate ad acquistare i titoli governativi domestici dopo la nuova asta della Bce perché lo spettro dell’Eba è stato allontanato», sottolineano gli analisti dell’investment bank.
sabato 21 gennaio 2012
La Apple vale più del PIL della Grecia
Il valore di Apple? Più della Grecia, della guerra civile americana e del programma spaziale Apollo. Ovvero, più del totale dei traffici di stupefacenti nell'intero pianeta.
Gli analisti finanziari amano le statistiche ad effetto, e la quotazione in Borsa della Apple questa settimana ha regalato nuovi numeri-shock da lanciare sul mercato. Giovedì l'azienda ha toccato il record di 431,37 dollari per azione, portando così brevemente la capitalizzazione di mercato di Apple a sfiorare i 400 miliardi di dollari. Lo spunto ha permesso all'azienda di superare il prodotto interno lordo della Grecia (318,1 miliardi di dollari), quello della Svizzera (324 miliardi), quello dell'Austria (332 miliardi), quello della Svezia (354 miliardi) e quello del Belgio (394 miliardi).
Gli analisti finanziari amano le statistiche ad effetto, e la quotazione in Borsa della Apple questa settimana ha regalato nuovi numeri-shock da lanciare sul mercato. Giovedì l'azienda ha toccato il record di 431,37 dollari per azione, portando così brevemente la capitalizzazione di mercato di Apple a sfiorare i 400 miliardi di dollari. Lo spunto ha permesso all'azienda di superare il prodotto interno lordo della Grecia (318,1 miliardi di dollari), quello della Svizzera (324 miliardi), quello dell'Austria (332 miliardi), quello della Svezia (354 miliardi) e quello del Belgio (394 miliardi).
E mentre la Grecia ha tutti i fondamentali sbagliati, con debito pubblico, tasso di inflazione e tasso di disoccupazione al di sopra della media europea, Apple viaggia molto meglio del mercato dei tecnologici (e non solo), macinando trimestrali record e vendendo più di 50 milioni tra iPhone e iPad nell'ultimo trimestre, secondo le stime degli analisti. L'azienda inoltre ha accumulato in cassa cifre da record: più di cento miliardi di dollari, e si prepara ad aggredire il mercato dell'editoria per la scuola (valore complessivo: 15 miliardi) con iBooks 2 presentato due giorni fa per iPad.
Apple, che dieci anni fa aveva una capitalizzazione di mercato di appena 10 miliardi di dollari (un quarantesimo di quella attuale) secondo le stime degli analisti questa estate aveva già superato il valore di capitalizzazione dell'indice DJ STOXX delle 32 grandi banche di Eurolandia, grazie anche al calo del valore di colossi come la francese BJP Paribas e della spagnola Santander.
Poche settimane prima, gli analisti si erano accorti che Apple aveva più contante in cassa di quanto non ne avesse a disposizione Barack Obama tramite gli accantonamenti del Tesoro americano. Stimolati dall'idea di capire meglio il significato delle grandezze economiche raggiunte da Apple, nelle settimane successive un gruppo di economisti si è divertito a calcolare a cosa corrisponde il valore compreso tra 380 e 400 miliardi di dollari, pari alle oscillazioni del market cap di Apple. È una lista impressionante.
Attualizzando il Pil statunitense del 1861 e i costi del più terribile conflitto mai combattuto sul territorio americano, durato quattro anni, gli economisti hanno scoperto che Apple vale più di quattro volte e mezza il costo della guerra civile americana, stimato in un totale di circa 84 miliardi di dollari.
Non è finita. Durante la Guerra fredda, la corsa allo spazio tra americani e sovietici era stato uno dei conflitti più pubblicizzati dell'epoca. Mandare per primo un uomo sulla Luna era una questione di prestigio mondiale, una gara da vincere a qualsiasi costo. Per gli Usa il piccolo passo di Armstrong e dei suoi colleghi astronauti ha significato un conto da pagare di 170 miliardi di dollari, attualizzati al tasso di inflazione attuale. Apple con i soldi di oggi avrebbe potuto pagarne due programmi Apollo e sarebbero avanzati ancora più quattrini di quanti non ne riesca ad incassare in un anno l'intera economia del Kenya.
L'elenco delle grandezze economiche mondiali superate da Apple è a tratti surreale: l'azienda vale 10 volte la produzione mondiale d'argento, il doppio delle tasse pagate dalle aziende americane nel 2011 (274 miliardi di dollari), dieci volte il valore di tutti i diritti della National Football League, il doppio del settore dell'abbigliamento retail negli Usa, quasi il doppio del mercato post-vendita e dei servizi per l'automobile negli Usa.
Apple, e questa è forse la cifra più singolare, supera anche il valore combinato dei traffici di tutte le sostanze stupefacenti al mondo, stimate in circa 321 miliardi di dollari. La nota davvero singolare però è che da anni Apple non paga i dividenti agli azionisti.
I NUMERI
395 miliardi
La capitalizzzione di Apple
Apple, con l'ultimo rialzo messo a segno da inizio 2011 (+4,69%), ha una capitalizzazione di mercato di 395 miliardi di dollari. Giovedì l'azienda ha toccato il record di 431,37 dollari per azione, portando così brevemente la capitalizzazione di mercato di Apple a sfiorare i 400 miliardi
395 miliardi
La capitalizzzione di Apple
Apple, con l'ultimo rialzo messo a segno da inizio 2011 (+4,69%), ha una capitalizzazione di mercato di 395 miliardi di dollari. Giovedì l'azienda ha toccato il record di 431,37 dollari per azione, portando così brevemente la capitalizzazione di mercato di Apple a sfiorare i 400 miliardi
318 miliardi
Il Pil della Grecia
La repubblica greca, il cui prodotto interno lordo è in calo del 5,5% a causa della crisi del debito, ha un Pil di soli 318 miliardi di dollari
Il Pil della Grecia
La repubblica greca, il cui prodotto interno lordo è in calo del 5,5% a causa della crisi del debito, ha un Pil di soli 318 miliardi di dollari
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